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Io voto Rita Levi

Un anno fa, quando Montecitorio e
Palazzo Madama erano in fermento per l’approvazione della legge
Finanziaria e sembrava che il Governo stesse per accusare quella spallata tanto declamata da Berlusconi, il premio Nobel e senatore a vita Rita Levi Montalcini disse senza tante esitazioni: "
Se la Finanziaria taglia i fondi per la ricerca il paese è distrutto ed io non potrei votarla".
Un mese dopo, quando il Governo voto’ il pacchetto di modifiche alla
legge, fece suo l’emendamento della ricercatrice che aumentava di 20
milioni lo stanziamento annuale per il 2007, 2008 e 2009 del Fondo per
la ricerca scientifica.

La Montalcini e’ una persona bellissima. Non soltanto e’ una delle piu’
grandi menti che, per meriti e impegno, hanno dato lustro al Paese; ma
e’ soprattutto una donna limpida, luminosa, attenta. A giugno
una
ricerca realizzata dal Ministero per le Politiche giovanili e le
Attivita’ sportive, con la collaborazione dell’Istituto IARD, l’ha
eletta personaggio pubblico col maggior indice di credibilita’. E’
una donna fantastica che ha dedicato la vita alla ricerca, e si e’
sempre battuta perche’ crede, a buon diritto, che la ricerca
rappresenti un settore dove lo Stato deve investire: come suole dire
lei stessa, "siamo un Paese povero di materia prima, ma ricchissimo
di capitale umano. E la ricerca e’ il vero motore di un Paese moderno,
sia per le ricadute a livello sociale, sia per quelle a livello
economico"
. Una evidente verita’, che purtroppo cozza malamente con
la realta’ di una politica italiana cieca, che riesce a spendere tanti
soldi il piu’ delle volte in malo modo. Che dire dei 1.500 cervelli italiani
che, giovani e freschi vincitori di concorso, nel 2004 fecero scalpore
perche’, con tanto di biglietto e passaporto in mano, annunciavano la
loro decisione forzata di andare a lavorare come ricercatori
all’estero? La Finanziaria di quell’anno, come d’altronde la
precedente, prevedeva il blocco delle assunzioni nelle Universita’:
tanti promettenti talenti gettati nel cesso, a far la gioia di altri
ben piu’ promettenti Paesi.

Non e’ una novita’ che l’Italia sia ormai rimasta indietro in questo
campo, sempre piu’ affannata e distante anche dai concorrenti
tradizionali, come Francia e Germania, per non parlare dei Paesi
scandinavi che sono ormai a distanze incolmabili, veri trascinatori
dell’Europa in ricerca e innovazione. Personalmente ho una grande
ammirazione per coloro che hanno speso la vita per studiare l’uomo, e
nella sua immane complessita’ riuscire a comprenderlo, catalogarlo, ad
estrapolarne concetti e pezzetti, a rendere piu’ facile la vita di
tanti malati, a stracciare malattie fino a quel momento incurabili, e
tante belle cose cosi’. Mi piange il cuore quando sento, come qualche
tempo fa ad Annozero, dei ragazzi che avranno si e no 25 anni parlare
di come siano costretti ad emigrare per poter lavorare da
ricercatori. Come se fossimo tornati indietro di un secolo e mezzo, ma
questi non emigrano per andare a zappare i campi o per lavorare in
miniera, emigrano perche’ lo Stato non garantisce loro un cazzo di posto dove poter impiegare il loro talento per il bene dell’umanita’. Mi fa pena la gente che esulta per il Nobel all’italo-americano Capecchi. Con tutto il rispetto, dovreste piangervi addosso. Perche’ finche’ a vincerlo saranno gli italo-etc, gente che in Italia c’e’ nata ed e’ emigrata all’estero per studiare, resteremo nella piu’ desolante mediocrita’.
I soldi dei contribuenti servono a campare fior fior di cariatidi in
Parlamento e loro nipoti nella pubblica amministrazione… e non
finiscono verso le piu’ grandi risorse cui un Paese dovrebbe guardare
se ha a cuore il proprio futuro, i nostri giovani e la ricerca
scientifica. Si spendono i miliardi per la Difesa, la Difesa, cazzo!
Noi che al massimo abbiamo conquistato l’Etiopia soffocando col gas
quattro neri armati di lance! Un Paese che ripudia la guerra… che schifo.

Vorrei chiudere questo dovuto sclero di fine giornata esprimendo
un’ultima volta tutta la mia solidarieta’ alla Rita Levi, che di
recente, dopo essere stata imputata di comportamento ignobile e
invitata a vergognarsi dal senatore leghista Castelli (sic!), ha addirittura ricevuto una discutibile offerta da Storace, altro galantuomo di fama nazionale. Di seguito la lettera con cui la Montalcini ha risposto su Repubblica.

"CARO DIRETTORE,
ho letto su Repubblica di ieri che
Storace vorrebbe consegnarmi, portandomele direttamente a casa, un paio
di stampelle. Vorrei esporre alcune considerazioni in merito.

Io sottoscritta, in pieno possesso delle mie facoltà mentali e
fisiche, continuo la mia attività scientifica e sociale del tutto
indifferente agli ignobili attacchi rivoltimi da alcuni settori del
Parlamento italiano.

In qualità di senatore a vita e in base all’articolo 59 della
Costituzione Italiana espleterò le mie funzioni di voto fino a che il
Parlamento non deciderà di apporre relative modifiche. Pertanto
esercito tale diritto secondo la mia piena coscienza e coerenza.
Mi rivolgo a chi ha lanciato l’idea di farmi pervenire le stampelle per
sostenere la mia "deambulazione" e quella dell’attuale Governo, per
precisare che non vi è alcun bisogno. Desidero inoltre fare presente
che non possiedo "i miliardi", dato che ho sempre destinato le mie
modeste risorse a favore, non soltanto delle persone bisognose, ma
anche per sostenere cause sociali di prioritaria importanza.

A quanti hanno dimostrato di non possedere le mie stesse "facoltà",
mentali e di comportamento, esprimo il più profondo sdegno non per gli
attacchi personali, ma perché le loro manifestazioni riconducono a
sistemi totalitari di triste memoria."

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40 anni fa, in Bolivia…


"Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni epoca e in ogni circostanza, ma mai, senza la lotta, si potrà avere la libertà. Il Che non è sopravvissuto alle sue idee, ma ha saputo fecondarle col suo proprio sangue.
Non c’è dubbio che i suoi critici pseudo-rivoluzionari, con la loro vigliaccheria politica e la loro eterna mancanza d’azione sopravviveranno alla prova lampante della loro stupidità."

Fidel Castro, Prefazione al Diario del Che in Bolivia
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Lettera aperta sulla Giustiza e l’Ingiustizia


Voglio ringraziare il ministro Mastella per la sua iniziativa di
richiesta di allontanamento per incompatibilità ambientale del giudice
De Magistris dalla procura di Catanzaro.

Voglio ringraziarlo
pubblicamente perché mi ero ormai convinto che a seguito delle campagne
di delegittimazione e di aggressioni di ogni tipo nei confronti della
magistatura la gente si fosse ormai assuefatta all’arroganza ed
all’impunità dei politici e avesse accettato come normale ed
inelluttabile questo stato di cose.

Ora invece la reazione
provocata da questa iniziativa nell’opinione pubblica, nella gente
comune, reazione che sta provocando in tutta Italia raccolte di firme e
mobilitazioni spontanee, soprattutto di giovani, a sostegno del
magistrato perché possa continuare il suo lavoro senza intimidazioni e
interferenze esterne, mi ha fatto rinascere la speranza che le cose
possano ancora cambiare.

Ho sottoscritto insieme a Sonia Alfano
una lettera al capo dello Stato dove chiediamo che tuteli, come è suo
compito, l’indipendenza della magistratura raccomandando al CSM, di cui
è il presidente, di rigettare la richiesta del ministro. E chiedergli
invece di occuparsi di altri, e ben più gravi problemi della Giustizia,
come il caso della Procura di Caltanissetta, dove sono concentrate le
indagini sui fatti più gravi della nostra storia recente, quali
l’indagine sui mandanti esterni nella strage di Via D’Amelio e
l’indagine sulla sparizione dell’agenda rossa di Paolo, che viene, dal
12 Luglio 2006, lasciata senza una guida ed affidata ad un reggente.

Voglio
però sperare che il sig. Ministro prenda spontaneamente atto della
situazione di incompatibilità ambientale che si è creata tra la sua
persona e la maggioranza degli italiani e voglia attuare il suo
proposito di dimettersi, proposito più volte minacciato, ma finora solo
a scopo di ricatto nei confronti della maggioranza di governo.

Il
sig. Mastella ama spesso ripetere di essere una persona onesta, non
deve quindi temere che le indagini in corso da parte del giudice De
Magistris possano coinvolgere la sua persona, potrebbero al massimo
coinvolgere i suoi amici o persone con le quali ha intrattenuto o
intrattiene qualche tipo di rapporto, magari non sempre limpido.

Dovrebbe
essere anzi grato al giudice De Magistris che con le sue indagini potrà
dimostrare l’onestà del sig. Ministro fornendogli una patente di onestà
certificata che avrebbe per questo più valore delle sue affermazioni
che, agli occhi dell’opinione pubblica, non possono che essere di parte
e quindi non obiettive se non addirittura sospette.

Non vorrei
però insistere troppo sulla sua persona con il rischio di additarlo
come comodo capro espiatorio dei tanti mali della politica italiana,
come ha detto Beppe Grillo con una ironia che il sig. Mastella non è
stato in grado di capire e che tutta la stampa nazionale ha fatto finta
di non capire pubblicando titoli a tutta pagina sulla pretesa pace tra
il politico e il comico, e qui lascio al vostro giudizio decidere chi
sia il poltico e chi sia il comico, e pubblicando poi solo qualche
trafiletto poco visibile quando Beppe Grillo ha chiarito le vere
intenzioni della trappola in cui l’aveva fatto cadere.

Il fatto
è, sig. Mastella, che una persona come Grillo, che ieri ha fatto di
mestiere il comico, oggi è uno dei pochi che fa poltica in modo serio,
e quelli che sono stati designati dai partiti italiani per fare i
politici e che la gente, in mancanza di altre scelte, ha dovuto votare,
si affannano oggi in tutti i modi di fare la parte dei comici in quel
cabaret di bassa lega che è diventata la politica in Italia.

Ma
lo scenario, purtroppo, non è quello di un cabaret, è quello di una
tragedia, la tragedia di un paese allo sbando dove gli equilibri di
governo si reggono su ricatti incrociati e dove l’opposizione non
aspetta altro che il suicidio del governo per potere subentrare
nell’esercizio del potere, ricominciare ad emanare leggi "ad personam"
e continuare, come peraltro ha fatto anche questo governo,
nell’attuazione di quel patto scellerato tra lo Stato e la mafia per la
spartizione del potere e degli appalti in Italia per cui è stato
necessario eliminare Paolo Borsellino.

E io purtroppo vedo
tante, troppe analogie tra le vicende di ieri e quelle di oggi. Oggi
Paolo Borsellino e Giovanni Falcone vengono additati come degli eroi e,
dopo averli uccisi, si cerca ancora di seppellirli a forza di
commemorazioni, di lapidi e targhe stradali, quasi a rassicurarsi del
fatto che siano veramente morti, ma ieri, quando erano sul punto di
arrivare nelle loro indagini al punto focale dei rapporti tra la mafia
e la politica, si cercava in tutti i modi di rendergli difficile il
lavoro, di isolarli, di costringerli a trasferirsi in altra sede per
riuscire a trovare degli spazi per potere continuare le loro indagini.

Anche
De Magistris è stato messo in difficoltà dal suo capo, anche De
Magistris è stato isolato, anche De Magistris si sta cercando di
trasferire per renderlo innocuo, ma si ricordi, sig. Ministro, che per
esperienza del passato, l’isolamento di un giudice o di un
investigatore è stato sempre il primo passo per additarlo alla vendetta
della camorra e della mafia e chi da inizio e determina questo stato di
cose non ha minori responsabilità, almeno morali, di chi ne decide
l’eliminazione o preme il pulsante di un timer.

Si ricordi però
che la gente non sopporterebbe che la storia si ripeta, quella stessa
gente che nella cattedrale di Palermo prese a schiaffi e a calci quei
politici che pretendevano di sedersi in prima fila davanti alle bare
dei ragazzi di Paolo, vi caccerebbe allo stesso modo da un Parlamento
nel quale sedete fianco a fianco di personaggi inquisiti, prescritti o
già condannati nei primi gradi di giudizio e questa volta non
riuscireste a riciclarvi sotto altre sigle e nuovi partiti, a mantenere
il potere e ad occupare indegnamente le istituzioni come aveta fatto
dopo il disfacimento della prima Repubblica.

Salvatore Borsellino