Lettera aperta sulla Giustiza e l’Ingiustizia


Voglio ringraziare il ministro Mastella per la sua iniziativa di
richiesta di allontanamento per incompatibilità ambientale del giudice
De Magistris dalla procura di Catanzaro.

Voglio ringraziarlo
pubblicamente perché mi ero ormai convinto che a seguito delle campagne
di delegittimazione e di aggressioni di ogni tipo nei confronti della
magistatura la gente si fosse ormai assuefatta all’arroganza ed
all’impunità dei politici e avesse accettato come normale ed
inelluttabile questo stato di cose.

Ora invece la reazione
provocata da questa iniziativa nell’opinione pubblica, nella gente
comune, reazione che sta provocando in tutta Italia raccolte di firme e
mobilitazioni spontanee, soprattutto di giovani, a sostegno del
magistrato perché possa continuare il suo lavoro senza intimidazioni e
interferenze esterne, mi ha fatto rinascere la speranza che le cose
possano ancora cambiare.

Ho sottoscritto insieme a Sonia Alfano
una lettera al capo dello Stato dove chiediamo che tuteli, come è suo
compito, l’indipendenza della magistratura raccomandando al CSM, di cui
è il presidente, di rigettare la richiesta del ministro. E chiedergli
invece di occuparsi di altri, e ben più gravi problemi della Giustizia,
come il caso della Procura di Caltanissetta, dove sono concentrate le
indagini sui fatti più gravi della nostra storia recente, quali
l’indagine sui mandanti esterni nella strage di Via D’Amelio e
l’indagine sulla sparizione dell’agenda rossa di Paolo, che viene, dal
12 Luglio 2006, lasciata senza una guida ed affidata ad un reggente.

Voglio
però sperare che il sig. Ministro prenda spontaneamente atto della
situazione di incompatibilità ambientale che si è creata tra la sua
persona e la maggioranza degli italiani e voglia attuare il suo
proposito di dimettersi, proposito più volte minacciato, ma finora solo
a scopo di ricatto nei confronti della maggioranza di governo.

Il
sig. Mastella ama spesso ripetere di essere una persona onesta, non
deve quindi temere che le indagini in corso da parte del giudice De
Magistris possano coinvolgere la sua persona, potrebbero al massimo
coinvolgere i suoi amici o persone con le quali ha intrattenuto o
intrattiene qualche tipo di rapporto, magari non sempre limpido.

Dovrebbe
essere anzi grato al giudice De Magistris che con le sue indagini potrà
dimostrare l’onestà del sig. Ministro fornendogli una patente di onestà
certificata che avrebbe per questo più valore delle sue affermazioni
che, agli occhi dell’opinione pubblica, non possono che essere di parte
e quindi non obiettive se non addirittura sospette.

Non vorrei
però insistere troppo sulla sua persona con il rischio di additarlo
come comodo capro espiatorio dei tanti mali della politica italiana,
come ha detto Beppe Grillo con una ironia che il sig. Mastella non è
stato in grado di capire e che tutta la stampa nazionale ha fatto finta
di non capire pubblicando titoli a tutta pagina sulla pretesa pace tra
il politico e il comico, e qui lascio al vostro giudizio decidere chi
sia il poltico e chi sia il comico, e pubblicando poi solo qualche
trafiletto poco visibile quando Beppe Grillo ha chiarito le vere
intenzioni della trappola in cui l’aveva fatto cadere.

Il fatto
è, sig. Mastella, che una persona come Grillo, che ieri ha fatto di
mestiere il comico, oggi è uno dei pochi che fa poltica in modo serio,
e quelli che sono stati designati dai partiti italiani per fare i
politici e che la gente, in mancanza di altre scelte, ha dovuto votare,
si affannano oggi in tutti i modi di fare la parte dei comici in quel
cabaret di bassa lega che è diventata la politica in Italia.

Ma
lo scenario, purtroppo, non è quello di un cabaret, è quello di una
tragedia, la tragedia di un paese allo sbando dove gli equilibri di
governo si reggono su ricatti incrociati e dove l’opposizione non
aspetta altro che il suicidio del governo per potere subentrare
nell’esercizio del potere, ricominciare ad emanare leggi "ad personam"
e continuare, come peraltro ha fatto anche questo governo,
nell’attuazione di quel patto scellerato tra lo Stato e la mafia per la
spartizione del potere e degli appalti in Italia per cui è stato
necessario eliminare Paolo Borsellino.

E io purtroppo vedo
tante, troppe analogie tra le vicende di ieri e quelle di oggi. Oggi
Paolo Borsellino e Giovanni Falcone vengono additati come degli eroi e,
dopo averli uccisi, si cerca ancora di seppellirli a forza di
commemorazioni, di lapidi e targhe stradali, quasi a rassicurarsi del
fatto che siano veramente morti, ma ieri, quando erano sul punto di
arrivare nelle loro indagini al punto focale dei rapporti tra la mafia
e la politica, si cercava in tutti i modi di rendergli difficile il
lavoro, di isolarli, di costringerli a trasferirsi in altra sede per
riuscire a trovare degli spazi per potere continuare le loro indagini.

Anche
De Magistris è stato messo in difficoltà dal suo capo, anche De
Magistris è stato isolato, anche De Magistris si sta cercando di
trasferire per renderlo innocuo, ma si ricordi, sig. Ministro, che per
esperienza del passato, l’isolamento di un giudice o di un
investigatore è stato sempre il primo passo per additarlo alla vendetta
della camorra e della mafia e chi da inizio e determina questo stato di
cose non ha minori responsabilità, almeno morali, di chi ne decide
l’eliminazione o preme il pulsante di un timer.

Si ricordi però
che la gente non sopporterebbe che la storia si ripeta, quella stessa
gente che nella cattedrale di Palermo prese a schiaffi e a calci quei
politici che pretendevano di sedersi in prima fila davanti alle bare
dei ragazzi di Paolo, vi caccerebbe allo stesso modo da un Parlamento
nel quale sedete fianco a fianco di personaggi inquisiti, prescritti o
già condannati nei primi gradi di giudizio e questa volta non
riuscireste a riciclarvi sotto altre sigle e nuovi partiti, a mantenere
il potere e ad occupare indegnamente le istituzioni come aveta fatto
dopo il disfacimento della prima Repubblica.

Salvatore Borsellino
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