Biagi ti voglio bene


Si e’ spento stamane all’eta’ di 87 anni quella buona persona di Enzo Biagi. L’ho letto pochi minuti fa su Repubblica.it e per un attimo mi sono sentito risucchiato nell’oblio. Ho ripensato al suo vecchio programma, Il Fatto, a quella musichetta che sentivo da bambino e a quel signore distinto con quella voce soave che mi parlava dallo schermo, dietro quei grandi occhiali squadrati, con un’aria simpatica e genuina da sembrare il nonno che tutti vorrebbero. Vidi l’intervista che fece a Benigni e che gli causo’ l’allontanamento dalla RAI. Risi, di gusto anche, vedendo un grande e stimato giornalista professionista alle prese con il talento esplosivo di Roberto, con le sue battutacce su Berlusconi, e piansi quando in un’intervista vidi lo stesso Biagi, qualche anno dopo, che commentava il suo licenziamento avvenuto tramite lettera con ricevuta di ritorno. L’ho sempre visto come un parente caro e sapere che ci ha lasciati, pur se me lo aspettavo, mi ha reso triste.
Riposa in pace Enzo Biagi, niente potra’ cancellare il tuo impegno e i tuoi contributi al giornalismo italiano. Il tuo addio va a sommarsi a quelli recenti di Indro Montanelli e Oriana Fallaci, e personalmente sono piu’ che convinto che saranno sempre di meno i giornalisti del tuo calibro la cui morte ci tocchera’ il cuore. Purtroppo.

Sto dall’altra parte, quella che simpaticamente il premier ha definito
«coglioni». Credo che tutti i giovani, figli di ricchi o di poveri,
debbano avere gli stessi diritti allo studio e uguali possibilità
nell’affrontare la vita; credo nella magistratura, nella sua
indipendenza, e che tutti possano difendersi qualunque sia il conto in
banca, quindi non credo alle trame; credo nella libertà di espressione,
cioè giornali e televisioni liberi di criticare il potere; credo che
non debbano esserci prevaricazioni né leggi ad personam, per sé,
familiari o amici; credo che la pace debba sempre vincere sulla guerra;
infine credo che non si debbano imbarcare fascisti e neonazisti per un
pugno di voti. Non mi fido di chi ha avuto cinque anni e li ha spesi
male. E non ho mai sopportato quelli che fanno promesse e non le
mantengono.
(dal Corriere della Sera, 9 aprile 2006)
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