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Indro su Silvio

“L’Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che io ho mai visto. E dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L’Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L’Italia del 25 luglio, l’Italia dell’8 settembre, e anche l’Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l’avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo. (…) Non sono spaventato: piuttosto sono impressionato, come non lo ero mai stato. Va bene, mi dicevo, succede anche questo: uno dei tanti bischeri che vengono a galla, poi andrà a fondo. Ma adesso sono davvero impressionato, anche se la mia preoccupazione è molto mitigata dalla mia anagrafe. Che vuole, alla mia età preoccuparsi per i rischi del futuro fa quasi ridere. (…) È strano: io non avevo mai preso parte alla campagna di demonizzazione: tutt’al più lo avevo definito un pagliaccio, un burattino. Però tutte queste storie su Berlusconi uomo della mafia mi lasciavano molto incerto. Adesso invece qualsiasi cosa è possibile.”

(Indro Montanelli, intervista a Repubblica, 26 marzo 2001)

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Il bacio


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Il bacio e’ il momento in cui le due storie si uniscono, per quanto diverse o incompatibili, per quanto frastagliate o ancor piu’ placide! Col bacio quel che e’ prima, quel fagotto di vita che ci portiamo dentro, entra in diretta condivisione con l’altra persona dando origine a qualcosa di assolutamente unico. E di univoco oserei, in quel particolare momento: riuscite a pensare la straordinaria bellezza di due anime che girovagano per strade, fiumi e colline al fine di ritrovarsi sedute allo stesso tavolo o sdraiate nello stesso prato a scambiarsi effusioni… probabilmente non c’e’ niente di sacrale ne’ tantomeno di razionale in tutto cio’, e’ puro istinto che porta all’incontro. Ma mi garba pensare che in quel momento, quel bacio che mette in comunicazione due anime sia un episodio dove meraviglia della natura e incoscienza della razionalita’ si uniscono dando vita a qualcosa di assolutamente nuovo: un connubio d’essenze che e’ li’, in quell’istante e in quel loco, e che non avrebbe potuto essere altrimenti, con altri fattori o diverse cause. E’ il momento in cui la scienza nega se stessa! L’univocita’ che prescrive quel rapporto, che e’ il solo possibile per gli elementi che lo compongono, non avrebbe potuto dipingerne un altro con diverso ordine degli addendi. E’ uno dei pochi momenti in cui proprieta’ matematiche e umane convinzioni teoremiche vengono a fallire, e trovano il proprio riposo sepolte da una splendida ignoranza dionisiaca.

Cos’e’ infine il bacio? La sentita preghiera d’un reo confesso, consapevole di aver premeditato il furto dell’altrui passione, talvolta. O, talaltra, l’incredibile e meravigliosa flagranza di chi e’ colto da fervore interiore e altro non puo’ che gettarsi sulle labbra dell’altra, come l’ape che coraggiosamente si spinge a pungere l’obiettivo fondendo le sue ultime energie prima di passare a miglior vita, cosi’ l’amante. Amor e’ si’ bella cosa che non abbia a meravigliar se per secoli artisti, poeti e cantanti di strada ne abbiano esaltato le doti passando tutti per quel piccolo frangente incidentale che e’ il bacio: esso ne e’ infatti espressione piu’ casta e pura, almeno in apparenza. Dietro vi si cela un’infinita’ di comportamenti sovversivi dell’ordine costituito dagli uomini, che non tengono conto di limite alcuno qualora si tratti di questioni inerenti la libera e spontanea espressione del proprio mondo intestino, il preciso combaciare di due universi paralleli come rotaie che la fortuna con un colpo di mano ha voluto unire, qui e adesso, con buona pace di leggi, catene e buon costume.

« ROMEO – Se con indegna mano profano questa tua santa reliquia (è il peccato di tutti i cuori pii), queste mie labbra, piene di rossore, al pari di contriti pellegrini, son pronte a render morbido quel tocco con un tenero bacio.

GIULIETTA – Pellegrino, alla tua mano tu fai troppo torto, ché nel
gesto gentile essa ha mostrato la buona devozione che si deve. Anche i
santi hanno mani, e i pellegrini le possono toccare, e palma a palma è il modo di baciar dei pii palmieri.

ROMEO – Santi e palmieri non han dunque labbra?

GIULIETTA – Sì, pellegrino, ma quelle son labbra ch’essi debbono usar per la preghiera.

ROMEO – E allora, cara santa, che le labbra facciano anch’esse quel
che fan le mani: esse sono in preghiera innanzi a te, ascoltale, se non
vuoi che la fede volga in disperazione.

GIULIETTA – I santi, pur se accolgono i voti di chi prega, non si muovono.

ROMEO – E allora non ti muovere fin ch’io raccolga dalle labbra tue
l’accoglimento della mia preghiera. Ecco, dalle tue labbra
ora le mie purgate son così del lor peccato.

GIULIETTA – Ma allora sulle mie resta il peccato di cui si son purgate quelle tue!

ROMEO – O colpa dolcemente rinfacciata! Il mio peccato succhiato da te! E rendimelo, allora, il mio peccato.

GIULIETTA – Sai baciare nel più perfetto stile. »