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Italia agli Italiani

Spesso può capitare di leggere su qualche muro o, se possibile ancor più fuori luogo, su uno striscione esposto in curva allo stadio frasi come questa che dà il titolo al capitolo. Quello che emerge da un simile motto è, aldilà della retorica ideologica razzista e dai rigurgiti striscianti di fascismo, la presunzione che ci si possa comportare da padroni in casa propria, quando a dire il vero non esiste una casa propria né tantomeno alcun motivo per cui si debba arrogarsi il diritto di poter mettere alla porta chi non è di nostro gradimento. E’ pur vero che esistono determinate entità statali dotate di legittimi governi, di una popolazione che per la maggior parte si riconosce in un insieme di valori condivisi e di una linea più o meno naturale che ne circoscrive il raggio d’azione; ma tali entità, aldilà dell’elevato valore storico e sociale che si può attribuire loro in quanto espressione di una comunità organizzata, non hanno alcuna legittimazione, nessun Dio e nessuna legge di natura o ancor meglio positiva che le riconosca e le autorizzi ad esistere come tali. I confini che ogni giorno puntualmente vengono violati esclusivamente a senso unico -ovvero com’è ovvio dalla miseria verso l’opulenza- non hanno ragione di esistere se non quella di delimitare l’area su cui uno Stato esercita la propria autorità. Ergo tali, essendo appunto finzioni che si riconoscono solitamente in un’espressione geografica, un fiume, una catena montuosa o nella peggiore delle ipotesi un muro della vergogna, non dovrebbero costituire limite alcuno alla legittima libertà fondamentale di ciascun individuo di poter muoversi per l’orbe.

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