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Mi ritorni in mente

So che non passerai mai a sfogliare le pagine di questo blog, non sei il tipo.. Difatti di tutto quel che trovi qui non c’e’ niente di cui scrivo che abbia un destinatario preciso, non e’ roba per eletti ma semplici e meramente spontanei appunti di vita del sottoscritto.. e probabilmente non ti arriveranno mai.

L’altro giorno ha fatto capolino tra i miei pensieri un ricordo sopito di qualche tempo fa. Un ricordo forte, fortissimo, che nel momento in cui si e’ consumato mi aveva davvero lasciato un segno… e poi come tutti i ricordi e’ andato ad adagiarsi in un angolino in attesa di esser rivisitato. Mi e’ tornata improvvisa davanti agli occhi la scena di una mattina di un annetto fa, quando ti avevo accompagnata all’ospedale perche’ ti eri dimenticata di prendere una pillola. Ricordo come se fosse ora le peripezie per trovare dove facevano i prelievi del sangue, e non dimentichero’ mai quando, trovata la porta giusta, girasti su te stessa e d’improvviso cominciasti a correre via in lacrime, spaventata ed impaurita da un futuro che avrebbe potuto divorarti in un boccone, te e tutti i tuoi sogni, dolce e piccola bimba indifesa di fronte a qualcosa molto piu’ grande di te. Ti corsi dietro e ti fermai, ti abbracciai e cercai di infonderti quanto piu’ coraggio possibile, qualsiasi responso avessero dato le analisi non ti avrei abbandonato, eravamo una cosa sola, e tentai di celarti la mia paura fissando quei tuoi occhini bagnati.

E’ passato un sacco di tempo da quella mattina, e tante ne sono successe… quando ti penso adesso non e’ piu’ come prima, non sei piu’ una droga bellissima e letale. Bellissima lo sei stata e uccidermi ce l’hai quasi fatta, anche se forse il tuo intento non era quello. Certo, quando le tue labbra mi confidarono che quell’ultima volta che lo facemmo in piscina per te gia’ non era piu’ amore, e’ come se una parte di me fosse volata via. Mi hai dato tanto nel bene e nel male, e con te ho imparato assai piu’ cose di quelle che si possono imparare a scuola o stando sdraiati a guardar le nuvole passare. Hai lasciato un bel vuoto dentro di me, sai… ed e’ normale. Non avevo mai scommesso cosi’ tanto su una persona, non mi ero mai fidato cosi’ tanto di un essere umano, era bello farsi addomesticare da te, era bello scoprire il mondo e vederlo riflesso nei tuoi occhi, era bello fare l’amore e mangiare il tuo frutto proibito. Ho scoperto che anche le canzoni d’amore strappalacrime hanno un senso e sanno prenderti piu’ d’ogni altra cosa, devi solo essere disposto ad ascoltarle. Devi essere nella giusta condizione mentale.
Ormai da questa condizione mentale di cieca sudditanza credo d’esserci uscito almeno un po’, perche’ riesco a vivere anche senza di te, senza dover fingere di star bene… vivo come al solito prendendo la vita per quel che e’, ora per ora, tenendo la schiena dritta e piegandomi ad arte come un giunco a fronte delle avversita’, per saper poi risalirle agilmente. Non vivo piu’ in apnea tra i dolci ricordi di un tempo che fu, squisito e lontano, perche’ non ne posso piu’ di logorarmi l’anima con lame di nostalgica malinconia. Semplicemente vivo, non accontentandomi di sopravviverti. Non ho alcun rimpianto e tantomeno rimorso da cantare, con te non ne ho mai avuti, con te tutto quel che e’ stato era tassello di un puzzle straordinario che prescindeva da logiche di convenienza o interesse; non mi pento quindi di nulla, e forse e’ proprio cosi’ che doveva andare.

Ti ricordi vero quando ti dissi, citando una bellissima canzone di Jarabe de Palo e Niccolo’ Fabi, che per me eri una ferita dentro al cuore, che non fa male…? Ecco, lo penso tutt’ora. Anzi forse adesso penso di aver finalmente capito cosa fosse racchiuso in quelle poche parole di assoluta poesia.