Quest’estate, quel ch’è stata

Sull’onda di questa superba canzone degli Ataris, mi accingo dopo non so quanto tempo a sguinzagliare le mie dita libere sulle foglie di questo blog. Di tempo ne è passato effettivamente tanto, troppo, e certo mi dispiace; mi son sempre detto che era tutta colpa di féisbuc se questo spazio era stato abbandonato, ma in realtà la questione non era così banale: il punto è che per scriver qualcosa serve sì l’ispirazione, ma soprattutto del tempo. E la verità è che ultimamente di tempo, per questa mia passione, non ne trovavo.
Ovvero, più realisticamente, non volevo trovarne. Perché è risaputo, si trova il tempo per ogni cosa, basta averne l’interesse.
L’interesse che mi ha pervaso stasera è una passione con cui mi piace soggiacere spesso e volentieri, lei è madamoiselle estate. Sì perché è una vita che le estati si accavallano le une sulle altre regalandomi sempre nuove emozioni e la mal celata sensazione di fanciullesca euforia che ad ogni estate si accompagna mi porta ogni anno a ritenere che, ineluttabilmente, non potrà esservene una migliore. Difatti puntualmente mi ritrovo ad ammettere l’errore, in quanto pare davvero che il passare degli anni contribuisca a rendere le vacanze sempre più belle. Ciò è stato smentito esclusivamente un’estate fa, ma che ve lo dico a fare: avrei dovuto dirle ciao e andare a far l’animatore in Sardegna… penso con quest’ultimo agosto di essermi ripreso ciò che un anno fa buttai nel cesso in modo miope.

Here in this diary, I write you visions of my summer. Le ho tutte in mente, le immagini della mia estate. Mi ci vuole un po’, perché sono sparse, disordinate, talvolta sommerse sotto chissà quanti altri ricordi. Ma soprattutto perché sono un’infinità, e sarebbe impossibile pretendere di averle tutte davanti agli occhi ora che scrivo. Quest’estate infatti ha preso forma in un arco temporale pressappoco coincidente col mese d’agosto, mese che saggiamente sette ragazzi di Montemurlo avevano già ipotecato su un fogliaccio attestante 1000€ d’acconto dato ad uno squinternato tipo dall’accento livornese. Ebbene quest’estate per la prima volta le vacanze ce le saremmo fatte in Versilia, al Lido di Camaiore, terra da sempre colonia della borghesia pratese ma che noialtri avevamo visto soltanto quelle poche volte che c’eravamo spinti fin là per raggiungere il Settemele, o al massimo il Croda. Vivere là per un mese ci sarebbe venuto a noia, pensavo. Oltretutto il mare è pure brutto, e lo dice un pesciolino abituato a sguazzare nelle acque della Sardegna!
Invece tutto è scorso sì placido, ma colla solita velocità cui scorre il tempo quando tempo non se ne ha per pensare. Certo, il mare era effettivamente il peggior mare in cui abbia mai fatto il bagno, e c’era da camminare una vita per arrivare ad avere l’acqua alla vita appunto, e poter quantomeno pisciare. Ma queste son bazzecole per gente incline al divertimento come noi, che non facevamo passare giorno senza aver prima fatto un serioso schiaccia-sette (che prese poi il nome di schiaccia-bicchi, ma questa è un’altra storia). Oltretutto se ti scappava la pipì mentre eri a prendere il sole facevi effettivamente prima ad andare a casa che ad entrare in acqua, e questo per un motivo molto semplice: la nostra casa era dentro il bagno. Di più, di più, la nostra casa era fondamentalmente il centro sociale del bagno, la boutique di Amélie o il gay pride: chiunque questo agosto fosse passato dal bagno Abetone avrebbe potuto notare alla sua sinistra, subito dopo la sala giochi e il solerte lavoratore intento a leggere il giornale, una casetta al civico 14 con una piccola veranda sommersa dalle grazielle e dagli asciugamani e dai panni lavati e da lavare, un cartello sopra la porta recante la scritta BOMBOLONI e… basta, perché poi in attuazione del tanto sbandierato diritto alla privacy gli inquilini avevano provvidenzialmente steso un immenso quanto vistoso drappo rosso che, se non serviva a celare quanto succedeva all’interno, quantomeno faceva molto Festa dell’Unità.
Se la trasparenza del mare era quindi un ottimo motivo per avere dei rimorsi, la posizione era un pessimo motivo per avere anche un solo rimpianto. Senza vicini dediti alla pennichella selvaggia e alla filatelia serale, si capisce, vivere una vita dissoluta all’insegna di alcool, musica a volume improponibile e schiamazzi notturni provocati dai bagni in mare di gente urlante in stato d’abbrezza è molto più facile. Ma non meno divertente! Le giornate si svolgevano con la più tiepida pigrizia: sveglia ad orari nemmeno fosse sempre domenica, placido resoconto dei morti e dei vivi nel mentre della colazione, discesa in spiaggia che era ormai pomeriggio (ma bisognava pur sempre attender tutti, caspita!) contornata di bagno e abbronzatura, spuntino-insalatone di metà giornata, biciclettata fino all’Esselunga finalizzata a riempire il frigo (sempre delle solite cose tra l’altro, limoncello e acciughe :), la cena tutti insieme in veranda quindi, e lo sciame di docce a seguire (una dopo l’altra, ininterrottamente, nell’unico bagno che, non fosse stato per l’odore di.. bagno, sarebbe parso uno sgabuzzino), e infine la serata. Certo, infine la serata, contando che fondamentalmente le giornate si ripetevano tutte uguali e le serate si succedevano sempre diverse, sempre facce nuove, avventure nuove, nuovi imprevisti e nuove emozioni. La varietà di piaceri e sensazioni provate ha reso senza alcun dubbio unica questa vacanza, grazie anche al contributo di tutte le persone che hanno permesso, con la propria partecipazione, di distinguere ogni serata. Si poteva passarla al Settemele come al Pontile, in spiaggia come da UZ, soltanto due erano le costanti immancabili: le fiaccole, che scandivano il tempo meglio di qualsiasi orologio di Viareggio (che per quanto ci sforzassimo non riuscivamo a leggere dal bagno, nemmeno il Socio!) e il divertimento, che volente o nolente non riuscivamo mai a farci mancare.

Ho profonda nostalgia di questa estate, la più bella che abbia mai trascorso. Respiro malinconia guardando le foto che ne ritraggono le fattezze, perché la percepisco lontana e a nulla serve stuzzicarsi l’animo pensando all’incombente anno nuovo o, ancor peggio, ai prossimi bagni in mare. Ritengo di vivere al massimo solo quando massimo è il mio contatto colla natura, minimo il tessuto che impedisce alla mia pelle di ricevere il sole; quando il mare lo assapori con ogni senso e non te ne priveresti mai, nemmeno di notte, nemmeno nudo, nemmeno quando ti piantano accanto una bandiera rossa; quando la sensazione di libertà che può darti pedalare cantando ubriaco a notte fonda sulla via del ritorno è tale che non hai bisogno d’altro. Insomma sì, sono un po’ triste ripensando a com’era bello vivere senza pensieri quel dolce far niente quotidiano, innamorarsi d’un tratto di un costume e ancor prima dell’indossatrice, giocarsi la salute puntando tutto su alcool fumo e donne prese in dosi massicce. Ma non intendo tediarvi oltre con questa mia mestezza, per cui mi accingo a congedarvi abbandonandomi però alla parte più evocativa, se possibile, di tutto questo glorioso intervento; glorioso perché era da una vita che non mi cimentavo in ciò, e so d’aver perso il tocco, difatti quel che segue è soltanto un mero elenco perché è certo più facile accostare un’immagine ad un’altra ed ottenere delle diapositive che ritagliare delle pellicole per farne una pizza.
Ringrazio quindi tutti coloro che hanno reso quest’estate quel ch’è stata. Principiando dal Socio, Mattèo, Djorkaeff, Japi e i siòri Marchese e Bolognese che hanno condiviso col sottoscritto il mirabolante progetto di estate estatica; per passare a tutti coloro che son passati a trovarci e si son volentieri trattenuti da noi, si son fermati anche solo per un sorriso, si son conosciuti lì per lì e mai dimenticati. Vorrei però ringraziare anche il cartello bomboloni/panini da me raccolto il terzo giorno sulla ciclabile, che ci ha allietato e reso celebri perfino nelle foto commemorative per i posteri (quelli che si attaccano alle pareti); l’amplificatore e le casse del Socio, che più d’ogni altra cosa han contribuito a far movida in quel bagno fin troppo asciutto; la scritta ABETONE, che diveniva enoteca se letta attraversata la soglia, di notte, colla luna piena e una boccia di Chianti in corpo; il latte, che ogni mattina mi faceva iniziare male la giornata al pensiero che non c’era punta mescalina; Babaman, che non avrebbe potuto contare su dei NAJABIGHI più attivi di noi, BUM BABYLON; le mitiche insalate di metà giornata, dove finiva pressappoco qualsiasi cosa trovassi in frigo; l’acqua della casa, che era salata! ma non quella calda del lavello in cucina, utile per fare il caffè ;) Lido, che con tutta la sua carica di gioia è stato un ottimo vicino di casa, quante gli se n’è fatte poer’omo; la bagnina belloccia che poi tanto bagnina non era, che avrebbe anche potuto far festa dalla Piaggio di Pontedera e venire a lavorare a tempo pieno da noialtri; Johnny Bravo, che pareva una vite da quanto era disomogeneo nel fisico; UZ, che le sue ciotole ce l’hanno sempre date giù pese; il tubo del lavandino, che ha deciso di andare a puttane proprio l’ultima mattina; il Gesù da frigo, che la sera immediatamente prima, stando ad alcuni profani, avrebbe presagito la tragedia; il furgone COLESCHI, che ha immediatamente avvertito la cittadinanza camaiorense tutta che al nostro arrivo l’era festa! e, last but non the least, ha agevolato il trasporto-bici; i ragazzi dell’INSIDE, sempre molto cordiali e disponibili e davvero pieni di passione per il proprio lavoro; il pallone POLINI, che riusciva in cose impossibili del tipo far fare numeri al Socio ovvero finire sempre su Mattèo durante gli schiaccia-bicchi; il cocomero ripieno di VODKA, effettivamente una boccia intera era parecchia anche se non si sentiva; il ginocchio di Occhiblù, cui evidentemente il posto non doveva star proprio a genio; MARE e SANDRA, le due sorelle rumene che ci hanno insegnato che nella loro lingua cazzo si dice PULA (ecco spiegato perché con la PULA dietro nessuno è tranquillo); ORDEM e PROGRESSO, mitica, tronfia ed esuberante madrina del bagno, un popò di brasiliana con la fissa per il nostro stendipanni; le grazielle, quelle portate da casa e quelle trovate/assemblate là, che più d’ogni altra cosa han reso speciali i nostri spostamenti; gli skateboard delle dimensioni più variegate, fedeli compagni d’avventura tornati utili in più d’una occasione quando le grazielle scarseggiavano; il LIMONCELLO economico dell’Esselunga, immancabile come l’Actimel per stare in salute, mai dimenticarsi di comprarlo/ghiacciarlo/prenderlo dopo il caffè; le cassiere dell’Esselunga, che più d’una volta abbiam costretto a levar roba dallo scontrino per insufficienza patrimoniale; il distributore automatico della Farmacia, che vorrà anche 1€ a preservativo ma poi ti fa trovare una confezione omaggio di ULTRASOTTILI (tull’hai a usar te); il mendicante che ha tentato l’approccio ravvicinato ma che subito è stato redarguito dal Socio, “NO! In casa NO!”; l’infinita serie di scherzi geniali e atroci che più di ogni altra persona hanno avuto per vittima Mattèo, per il quale è già stato avviato il processo di canonizzazione; il vaso dove avevo messo un semino, sul davanzale di Lido, sparito nottetempo; il sotterraneo liquamoso dove puntualmente si perdeva il pallone POLINI durante i nostri scambi delle sette e dove ancor più puntualmente si prendevano le malattie; la bandiera del PORTOGALLO appesa al contrario, perché i galli portali a casa tua; la finestra rotta dal Socio con uno starnuto, portata da Japi da un vetraio in vacanza e costataci 50€; il microonde e la piadina, fedeli amici dell’uomo in chimica alle quattro di notte; il mega cartellone pubblicitario BACARDI che avremmo volentieri svitato e portato a casa, se non fosse che l’abbiam trovato a terra gà svitato e… ce lo siam portato a casa lo stesso; lo SLIP VIOLA più guardato (male) della storia del bagno Abetone; i TROPICAL, di cui nemmeno ho sentito l’odore perché raffreddato; i PAN DI STELLE Esselunga, più buoni dell’originale alla metà del prezzo; il MACBOOK, fonte inesauribile di musica nonché unico tramite per internet, grazie alle reti wireless gentilmente lasciate scoperte in prossimità del bagno; la mimma che mentre stava sciacquandosi i piedini è rimasta traumatizzata dal MINCHIA urlatole in viso dal Socio, per via dell’acqua gelida; EUGENIO FASCETTI, instancabile giocatore di bridge delle ore sei; l’accoppiata personale e JACK&COCA in spiaggia, che più d’ogni altra cosa c’ha stroncati; e infine vorrei rivolgere un’ultimo ringraziamento a TAVIANA, fonte inesauribile d’allegria e spensieratezza, nonché mia amante, che conserva in sé le taumaturgiche proprietà di quella irripetibile stagione che siamo soliti chiamare estate.

Annunci

3 thoughts on “Quest’estate, quel ch’è stata

  1. Quanti ricordi in questa pagina.. mi hai fatto tornare una voglia matta di questa estate..cmq devo dire che è un ottimo riinizio per questo fantastico blog! Grande Jack!

  2. Ho riso tanto e mi sn pure "quasi commossa"…e pensare che mi sn accinta a rimanere solo una settimana o poco più…e direi a gran voce che era splendida!!!Grande pagina Jack..come al solito parole degne di così bei ricordi!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...