0

Dodici terzine dantesche per te

Pensar che principiò tutto ad agosto
per via d’un bacio reo e pur salato
che detti alle tue labbra senza costo, 3

senza meditazione né pregato.
Più volte siam tornati sul delitto
bevendoci la notte ed il reato, 6

e da quel colpo che io t’ebbi inflitto
te non saresti giammai più ripresa:
studiando come vincere il conflitto, 9

forte del tuo ripudio della resa,
mescesti la passione dentro al mese
colla speranza di trovar l’intesa 12

che nelle tante storie estive spese,
mancando, spesso gioca da condanna.
Così lasciammo mare e stelle accese, 15

abbandonammo la nostra capanna
e al sorger di settembre già sapevi
quant’è duro tener, sola, la spanna. 18

Seguendo la corrente, con Allevi,
tentasti di trovare un compromesso
giacché fondatamente tu temevi 21

lo cieco vicolo del solo sesso;
e pur essendo il solco già tracciato
aratro tu facesti di te stesso. 24

Sapevo allora già d’essere amato,
scordar però dovevo ante di tutto
la primavera che m’avea drogato. 27

Giunse l’autunno, e fu listato a lutto
per te che non volevi più aspettare
ed io che ti vedeo come prosciutto 30

gustato in un abbraccio da mangiare!
Quante merende le ci siamo fatti,
non è mancato posto per sognare; 33

e mai che ci sentissimo assuefatti
né sazi di quel rapporto selvaggio,
ch’a lungo andare ci rendeva matti. 36

Per questo tu considerasti saggio
ponermi a fronte della decisione.
Repente mi trovavo come Baggio, 39

le mani sul delicato pallone
coi passi fermi sopra il mio dischetto
e il cuore solitario d’un procione. 42

E chiesi a me medesimo l’effetto,
quel che sarebbe stato del mio cuore
a seguito d’un soffio non corretto. 45

Dicevo, quindi, di questo rigore
fischiato il giorno quindici del mese
quando l’oriente di Berlino muore. 48

Le luci della notte eran già accese
e una scintilla dentro mi c’aggiunse,
perché nel valutar le tue pretese 51

pericolo di perderti mi punse:
fu allora che qualcosa da me, dentro,
ineluttabile ti si congiunse. 54

Anche perché prima d’allora entro
noi, mai si vide similar rapporto
ansioso di trovare baricentro. 57

D’una cosa m’ero appena accorto:
se scelta era tra ve’ersi e ‘un vedersi
migliore era far lo tempo più corto! 60

Così non più animi in brocca persi,
vecchie paure, tinte Floyd rosa,
t’asciugai colle dita gl’occhi aspersi. 63

Laggiù è principiata questa cosa,
sedile posteriore d’un ulivo,
che mal si presterebbe per la prosa 66

poiché vive soltanto di corsivo,
di lettere d’amore e di poesia
immortalate dell’inchiostro vivo 69

ch’a tempo sgorga dalla vena mia
poetica, scandito dall’idea
caotica, della tua frenesia. 72

Il popolo di me t’ha eletta dea,
poiché come risulta dagli studi
hai su di me l’effetto panacea 75

ch’ammorbida gl’ostacoli più crudi;
ma so ch’ad ammaliarlo è il tuo sorriso
ch’indossi quando dalla gioia prudi 78

che muta i lineamenti del tuo viso
ed evidenzia le tue sode gote
in un ritratto che io porto inciso. 81

E pure quest’estate, a città vuote,
trovammo la pienezza del tuo mare
felice lido che scordar non puote 84

le volte che sentì noi litigare.
E più di tutte una, spartiacque
della disonestà del mio amare, 87

che tante volte, interrogato, tacque
ma quella volta seppe raccontarti
ciò che d’inaspettato tanto piacque. 90

Opera degna de’ più bravi sarti,
abbiam rimesso assieme i frammenti
cucendo a caldo sulle nostre parti 93

una nuova dichiarazion d’intenti
che ho portato meco fin Fiorenza
in un addio d’attimi fuggenti. 96

Credetti e hai creduto che già senza
viver vicini s’andasse a svanire,
che fondamento fosse la presenza. 99

Ed ecco nuova fonte da scoprire,
quella distanza che ingigantisce
ostacoli, mancanze e ne fa spire. 102

Vivere nell’attesa che finisce
aiuta ad apprezzare ciò ch’è vivo,
ogni cammino, volo che ci unisce 105

è come l’acqua limpida d’un rivo
che sciacqua questo amore e lo fa forte
autorità d’un anno distintivo. 108