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La profondità si misura in braccia marine

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Da mimmo avevo una propensione innata per lo scoglio. A Quercianella c’era, e c’è tuttora, più scoglio che mare, l’incontro con l’acqua salmastra non aveva nessun particolare tappeto rosso, non c’era la poesia del bagnasciuga a far da vasto limbo luccicante. Per guadagnarsi il mare era essenziale avere dimestichezza con lo scoglio, ed io una certa consuetudine con lo scoglio ce l’avevo. Lo sanno bene le piante dei piedi, aduse ai tagliuzzi che inevitabilmente i sassi portano appresso e che, come ogni taglio, fortificano; lo conoscono pure le mie ginocchia, sovente di color pomarola da lasciare rinvenire nella pozza di mare più vicina. 

L’appostamento sullo scoglio serviva l’osservazione, vispa figlia della curiosità che ogni bimbo ha in sé. L’interesse per la natura e l’istinto di farla propria. Toccare i pomodori di mare, affascinato da quello scarlatto che risalta così tanto nella penombra degli scogli bassi. Armarsi di retino e catturare i gamberetti, trasparenti, evanescenti. Anche noi siamo fatti in gran parte d’acqua, certo che in loro si nota di più! non fosse altro per come, nell’acqua, sanno letteralmente prenderti in giro. Mio babbo legava il materasso alla boa distante una trentina di metri dalla riva e con dolcezza si godeva lassù la pennichella post meridiem. I bimbi come me invece sottostavano alla regola stringente del non fare il bagno prima di due ore, anche tre, ed era una grandiosa ingiustizia cui si sommavano, con nostro sommo indignarsi, i compiti estivi su quei libriccini comprati per l’occasione.

La pineta era la salvezza, nella sua quiete infinita scandita dalle cicale sembrava di essere in un tempio. I pini, altissimi, facevano da colonnato inesorabile ed offrivano riparo nelle ore più calde. Là sotto, nella vastità quasi religiosa scandita da pigne grasse e ricche di semi, imparai ad andare in bicicletta. Me lo ricordo come se fosse adesso, percorrevo avanti e indietro il viale che dalle case portava al cancello d’ingresso, alto e in ferro nero. Piccolo particolare, il viale era romanticamente cosparso di ghiaino, che non rendeva esattamente agevole né l’apprendimento né le cadute. Quello sforzo allo stesso tempo sciocco e impavido mi riporta sempre un sorriso: ci trovo tantissimo insegnamento di vita, tuttora.

Questa infanzia è stata un calvario per le mie ginocchia fanciulle, insomma, le ha strutturate così come ha strutturato la mia persona docile e salata, fresca e solare. Adesso pedalo senza timore su un monociclo percorrendo metri su metri di asfalto bitumato senza poesia. Salto da uno scoglio ad un altro prendendo le misure da lontano e studiando rapidamente il percorso, come se la superficie aguzza fosse terreno sincero. Ora, vorrei tanto scalare quella piccola parete di scoglio vicino al Rogiolo, arrampicarmi sul punto più alto, come da mimmo non avevo il coraggio di fare guardando i ragazzi più grandi; guardare il sole basso sull’orizzonte, salutare Sonnino lì sulla destra e spiccare un gran salto, per guadagnare il mare.

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Madrugada

Qualche tempo fa mi sono imbattuto in questo simpatico video realizzato dall’associazione Cervantes in cui si chiede ad una fitta serie di personaggi famosi di origini ispaniche quale sia la loro parola preferita della lingua spagnola. Mi ha fatto sorridere come accade puntualmente ogniqualvolta il mio udito capta l’accento spagnolo, un po’ per nostalgia ed un po’ per interesse. Mi è piaciuto perché trovo le competizioni linguistiche – in questo caso di estetica linguistica – deliziose e stimolanti. Ma mi ha allo stesso tempo incuriosito: vengono dette una dopo l’altra parole belle e preziose, dai significati profondi o dal suono piacevole, talvolta quasi prevedibili, con musicalità da bailamos ad amistad passando per murcielago (pipistrello).

Ho ascoltato attentamente le parole elette dai volti noti, per poi chiedermi cosa avrei detto io. L’idioma spagnolo è, come del resto la mia lingua madre, ricca di parole bellissime! Sceglierne una, adottarla, richiede ricerca e attenzione. La mia prescelta avrebbe dovuto soddisfare un imprescindibile bisogno di significato, esprimendo un concetto sufficientemente corposo e di una qualche rilevanza; ma allo stesso tempo volevo un suono limpido e schietto, giustamente musicale. La scelta è ricaduta su madrugada, la parola che dà titolo a questo pezzo e che in italiano potrebbe tradursi pressappoco con “alba”; in realtà il termine abbraccia una significativa fetta della giornata, indicando le ore che vanno dalla mezzanotte alle prime luci del mattino. Perché è così interessante? Andiamo, quanti anni avete? Sono le ore più ricche, quelle cruciali.

Il fascino del fare le ore piccole è un’ebbrezza prettamente giovanile, quasi come fosse un dazio dovuto alla freschezza delle forze, un tributo da versare per fruire dell’ebbrezza suadente della notte. Vivere la notte è un’arte particolare, che si apprende finalmente in quegli stessi anni in cui dalla maturità liceale si varca la soglia del mondo accademico: lettere e simboli d’inchiostro nero che vanno a collocarsi l’uno sull’altro come fossero esami riportati su un candido libretto universitario. Quando sai esattamente dov’è possibile fare dannatamente tardi quale che sia il giorno della settimana, con buona pace della sveglia del giorno dopo. Della fanciullezza ricordo con grande piacere la tranquillità che si respirava in casa ad ogni capodanno – che allora sì era un giorno di rottura dal convenzionale – quando con babbo mamma ed amici di famiglia si erano fatte ore piccole a ballare da qualche parte e non ci si alzava dal letto se non al pomeriggio.

Quest’anno mi è capitato spesso di tornare a casa ad orari improponibili. Credo di non avere mai visto sorgere così tante volte il sole prima di spegnermi. Mi sono lasciato ammaliare dalla melliflua voce della madrugada, trovando spinte mentali ed energie fisiche che nemmeno pensavo di avere. Certo, è stato un anno particolare e sono consapevole che tornerò a contare le albe sulle dita di una mano, magari apprezzandole di più. A poco a poco mi defilerò da quella gente della notte che si conosce un po’ tutta e tanto sappiamo tutti come va a finire, buonanotte e ci vediam domani. 

Tuttavia, non ho la frenesia di trovarmi una nuova palabra favorida. Detesto tornare sui miei passi. Certo però che anche volver è una gran bella signora, e con tutto questo spagnolare mi è tornata voglia di vedermi un Almodóvar in lingua originale.