Madrugada

Qualche tempo fa mi sono imbattuto in questo simpatico video realizzato dall’associazione Cervantes in cui si chiede ad una fitta serie di personaggi famosi di origini ispaniche quale sia la loro parola preferita della lingua spagnola. Mi ha fatto sorridere come accade puntualmente ogniqualvolta il mio udito capta l’accento spagnolo, un po’ per nostalgia ed un po’ per interesse. Mi è piaciuto perché trovo le competizioni linguistiche – in questo caso di estetica linguistica – deliziose e stimolanti. Ma mi ha allo stesso tempo incuriosito: vengono dette una dopo l’altra parole belle e preziose, dai significati profondi o dal suono piacevole, talvolta quasi prevedibili, con musicalità da bailamos ad amistad passando per murcielago (pipistrello).

Ho ascoltato attentamente le parole elette dai volti noti, per poi chiedermi cosa avrei detto io. L’idioma spagnolo è, come del resto la mia lingua madre, ricca di parole bellissime! Sceglierne una, adottarla, richiede ricerca e attenzione. La mia prescelta avrebbe dovuto soddisfare un imprescindibile bisogno di significato, esprimendo un concetto sufficientemente corposo e di una qualche rilevanza; ma allo stesso tempo volevo un suono limpido e schietto, giustamente musicale. La scelta è ricaduta su madrugada, la parola che dà titolo a questo pezzo e che in italiano potrebbe tradursi pressappoco con “alba”; in realtà il termine abbraccia una significativa fetta della giornata, indicando le ore che vanno dalla mezzanotte alle prime luci del mattino. Perché è così interessante? Andiamo, quanti anni avete? Sono le ore più ricche, quelle cruciali.

Il fascino del fare le ore piccole è un’ebbrezza prettamente giovanile, quasi come fosse un dazio dovuto alla freschezza delle forze, un tributo da versare per fruire dell’ebbrezza suadente della notte. Vivere la notte è un’arte particolare, che si apprende finalmente in quegli stessi anni in cui dalla maturità liceale si varca la soglia del mondo accademico: lettere e simboli d’inchiostro nero che vanno a collocarsi l’uno sull’altro come fossero esami riportati su un candido libretto universitario. Quando sai esattamente dov’è possibile fare dannatamente tardi quale che sia il giorno della settimana, con buona pace della sveglia del giorno dopo. Della fanciullezza ricordo con grande piacere la tranquillità che si respirava in casa ad ogni capodanno – che allora sì era un giorno di rottura dal convenzionale – quando con babbo mamma ed amici di famiglia si erano fatte ore piccole a ballare da qualche parte e non ci si alzava dal letto se non al pomeriggio.

Quest’anno mi è capitato spesso di tornare a casa ad orari improponibili. Credo di non avere mai visto sorgere così tante volte il sole prima di spegnermi. Mi sono lasciato ammaliare dalla melliflua voce della madrugada, trovando spinte mentali ed energie fisiche che nemmeno pensavo di avere. Certo, è stato un anno particolare e sono consapevole che tornerò a contare le albe sulle dita di una mano, magari apprezzandole di più. A poco a poco mi defilerò da quella gente della notte che si conosce un po’ tutta e tanto sappiamo tutti come va a finire, buonanotte e ci vediam domani. 

Tuttavia, non ho la frenesia di trovarmi una nuova palabra favorida. Detesto tornare sui miei passi. Certo però che anche volver è una gran bella signora, e con tutto questo spagnolare mi è tornata voglia di vedermi un Almodóvar in lingua originale.

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