0

El arte de navegar

Café Desvelado

Llega noviembre y pone fin al “veraño”, y es que parece que la lluvia ya se ha instalado en nuestras calles para quedarse. Pero que no cunda el pánico. Ya nos contaron alguna vez eso de que los cambios siempre vienen bien. Quizá sea un buen momento para salir a navegar… De todo esto habla precisamente nuestra nueva Carta al Director del mes. Gracias como siempre a todos y en especial a los que nos habéis mandado vuestras historias. ¡Feliz noviembre!

– 

00/08/1968. ST.TROPEZ: BRIGITTE BARDOT

Hace relativamente poco tiempo comprendí lo que me costó un año entero entender. Y es curioso lo fácil que nos resulta aprender ciertas lecciones y lo difícil que nos resultan otras. “Lo que nos gusta complicarnos la vida”, diría más de uno, como si no fuera ya de por sí bastante complicada.

Y creo que realmente entendí todo en una clase de Filosofía del Derecho, con uno de esos profesores…

View original post 602 altre parole

0

L’Homme et la mer

Immagine

Homme libre, toujours tu chériras la mer!
La mer est ton miroir; tu contemples ton âme
Dans le déroulement infini de sa lame,
Et ton esprit n’est pas un gouffre moins amer.

Tu te plais à plonger au sein de ton image;
Tu l’embrasses des yeux et des bras, et ton coeur
Se distrait quelquefois de sa propre rumeur
Au bruit de cette plainte indomptable et sauvage.

Vous êtes tous les deux ténébreux et discrets:
Homme, nul n’a sondé le fond de tes abîmes;
Ô mer, nul ne connaît tes richesses intimes,
Tant vous êtes jaloux de garder vos secrets!

Et cependant voilà des siècles innombrables
Que vous vous combattez sans pitié ni remords,
Tellement vous aimez le carnage et la mort,
Ô lutteurs éternels, ô frères implacables!

— Charles Baudelaire

3

Veleno

Come gli adesivi che si staccano
Lascio che le cose ora succedano
Quante circostanze si riattivano
Fuori dai circuiti della volontà
Come il vento gioca con la plastica
Vedo trasportata la mia dignità
Oggi tradisco la stabilità
Senza attenuanti e nessuna pietà
Oggi il mio passato mi ricorda che
Io non so sfuggirti senza fingere

E che non posso sentirmi libero
Dalla tua corda, dal tuo patibolo
E un’altra volta mi avvicinerò
Alla tua bocca mi avvicinerò
E un’altra volta mi avvelenerò

Del tuo veleno mi avvelenerò

Come gli adesivi che si staccano
Come le cerniere che si incastrano
Come interruttori che non scattano
O caricatori che si inceppano
Io tradisco le ultime mie volontà
Tutte le promesse ora si infrangono
Penso ai tuoi crimini senza pietà
Contro la mia ingenua umanità

Scelgo di dissolvermi dentro di te

Mentre tu saccheggi le mie lacrime

 E sarò cieco, forse libero

Solo nell’alba di un patibolo

Dentro una storia senza più titolo
Scegliendo un ruolo senza credito
Strappando il fiore più carnivoro
Io cerco il fuoco e mi brucerò
E un’altra volta mi avvicinerò
Alla tua bocca mi avvicinerò
E un’altra volta mi avvelenerò
Del tuo veleno mi avvelenerò

1

Lapide ad ignominia

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

 

(P. Calamandrei)
0

Indro su Silvio

“L’Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che io ho mai visto. E dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L’Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L’Italia del 25 luglio, l’Italia dell’8 settembre, e anche l’Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l’avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo. (…) Non sono spaventato: piuttosto sono impressionato, come non lo ero mai stato. Va bene, mi dicevo, succede anche questo: uno dei tanti bischeri che vengono a galla, poi andrà a fondo. Ma adesso sono davvero impressionato, anche se la mia preoccupazione è molto mitigata dalla mia anagrafe. Che vuole, alla mia età preoccuparsi per i rischi del futuro fa quasi ridere. (…) È strano: io non avevo mai preso parte alla campagna di demonizzazione: tutt’al più lo avevo definito un pagliaccio, un burattino. Però tutte queste storie su Berlusconi uomo della mafia mi lasciavano molto incerto. Adesso invece qualsiasi cosa è possibile.”

(Indro Montanelli, intervista a Repubblica, 26 marzo 2001)

4

Il bacio


fh_il_bacio_

Il bacio e’ il momento in cui le due storie si uniscono, per quanto diverse o incompatibili, per quanto frastagliate o ancor piu’ placide! Col bacio quel che e’ prima, quel fagotto di vita che ci portiamo dentro, entra in diretta condivisione con l’altra persona dando origine a qualcosa di assolutamente unico. E di univoco oserei, in quel particolare momento: riuscite a pensare la straordinaria bellezza di due anime che girovagano per strade, fiumi e colline al fine di ritrovarsi sedute allo stesso tavolo o sdraiate nello stesso prato a scambiarsi effusioni… probabilmente non c’e’ niente di sacrale ne’ tantomeno di razionale in tutto cio’, e’ puro istinto che porta all’incontro. Ma mi garba pensare che in quel momento, quel bacio che mette in comunicazione due anime sia un episodio dove meraviglia della natura e incoscienza della razionalita’ si uniscono dando vita a qualcosa di assolutamente nuovo: un connubio d’essenze che e’ li’, in quell’istante e in quel loco, e che non avrebbe potuto essere altrimenti, con altri fattori o diverse cause. E’ il momento in cui la scienza nega se stessa! L’univocita’ che prescrive quel rapporto, che e’ il solo possibile per gli elementi che lo compongono, non avrebbe potuto dipingerne un altro con diverso ordine degli addendi. E’ uno dei pochi momenti in cui proprieta’ matematiche e umane convinzioni teoremiche vengono a fallire, e trovano il proprio riposo sepolte da una splendida ignoranza dionisiaca.

Cos’e’ infine il bacio? La sentita preghiera d’un reo confesso, consapevole di aver premeditato il furto dell’altrui passione, talvolta. O, talaltra, l’incredibile e meravigliosa flagranza di chi e’ colto da fervore interiore e altro non puo’ che gettarsi sulle labbra dell’altra, come l’ape che coraggiosamente si spinge a pungere l’obiettivo fondendo le sue ultime energie prima di passare a miglior vita, cosi’ l’amante. Amor e’ si’ bella cosa che non abbia a meravigliar se per secoli artisti, poeti e cantanti di strada ne abbiano esaltato le doti passando tutti per quel piccolo frangente incidentale che e’ il bacio: esso ne e’ infatti espressione piu’ casta e pura, almeno in apparenza. Dietro vi si cela un’infinita’ di comportamenti sovversivi dell’ordine costituito dagli uomini, che non tengono conto di limite alcuno qualora si tratti di questioni inerenti la libera e spontanea espressione del proprio mondo intestino, il preciso combaciare di due universi paralleli come rotaie che la fortuna con un colpo di mano ha voluto unire, qui e adesso, con buona pace di leggi, catene e buon costume.

« ROMEO – Se con indegna mano profano questa tua santa reliquia (è il peccato di tutti i cuori pii), queste mie labbra, piene di rossore, al pari di contriti pellegrini, son pronte a render morbido quel tocco con un tenero bacio.

GIULIETTA – Pellegrino, alla tua mano tu fai troppo torto, ché nel
gesto gentile essa ha mostrato la buona devozione che si deve. Anche i
santi hanno mani, e i pellegrini le possono toccare, e palma a palma è il modo di baciar dei pii palmieri.

ROMEO – Santi e palmieri non han dunque labbra?

GIULIETTA – Sì, pellegrino, ma quelle son labbra ch’essi debbono usar per la preghiera.

ROMEO – E allora, cara santa, che le labbra facciano anch’esse quel
che fan le mani: esse sono in preghiera innanzi a te, ascoltale, se non
vuoi che la fede volga in disperazione.

GIULIETTA – I santi, pur se accolgono i voti di chi prega, non si muovono.

ROMEO – E allora non ti muovere fin ch’io raccolga dalle labbra tue
l’accoglimento della mia preghiera. Ecco, dalle tue labbra
ora le mie purgate son così del lor peccato.

GIULIETTA – Ma allora sulle mie resta il peccato di cui si son purgate quelle tue!

ROMEO – O colpa dolcemente rinfacciata! Il mio peccato succhiato da te! E rendimelo, allora, il mio peccato.

GIULIETTA – Sai baciare nel più perfetto stile. »