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Camilla (ode alla gioia)

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È così che succede: una mattina te ne stai tornando a casa di buon umore, nonostante sia sabato e il cielo sopra Prato non sia esattamente dei migliori; tuttavia sei sollevato, perché hai appena redatto un buon atto di appello, funzionerà, l’esame di abilitazione è ormai alle porte, oggi pomeriggio mi rilasso un poco. Richiami quel tuo amico che ti aveva cercato con insistenza mentre eri a scrivere, per sentire cosa ci fosse di tanto importante da spingerlo a chiamarti, una tarda mattinata di un sabato di fine novembre.

Che cazzo dici. Non dirlo un’altra volta, mi fai incazzare. Stai scherzando. Come è successo? Porca madonna.

Lungo la strada verso Pistoia sembra che il cielo piano piano stia diventando sempre più cupo e freddo. Che giornata di merda. Arrivo all’ospedale, eterodiretto, l’ho sempre visto dalla tangenziale e non avevo mai osato avvicinarmici. Seguo la segnaletica che recita “obitorio”. Nel momento stesso in cui leggo la parola mi si ghiaccia il sangue nelle vene, e vorrei fare inversione. Non tanto perché abbia improvvisamente realizzato l’accaduto, quanto perché ancora mi rifiuto di crederlo reale e, nonostante mi sforzi, anche i cartelli mi remano contro. Obitorio è una parola che lascia poco spazio alle interpretazioni, e si concentra sulla materia più concreta: fuori i pensieri, dentro i corpi. Ho lo stomaco girato dentro al piumino, lascio la macchina parcheggiata maldestramente in un parcheggio inesistente e varco il cancello d’ingresso che dà sul piazzale antistante la camera mortuaria. Ci sono un sacco di facce conosciute lì che mi guardano, e nessuna di queste sembra apparentemente contenta di vedermi. Sono visi che ho visto crescere con il sole d’agosto, in quella località ridente di Sammommè, sulla collina pistoiese. Sorrisi adesso manco a parlarne. Ne abbozzo uno alla generalità degli sguardi che mi si fanno incontro, fatti di occhi rossi e increduli. Sono imbarazzato, non so che fare, cosa dire, nemmeno la gestualità mi aiuta, il sorriso latita. Finalmente ricevo un abbraccio, robusto, quasi aggressivo, inatteso. Mi lascio abbracciare, quindi mi lascio andare: è l’inizio di una sequela di abbracci spontanei, smisurati e ininterrotti, intervallati solamente da poche parole, insufficienti a formulare una frase anche se distese tutte insieme, qualche bestemmia. C’è un gran calore e mi sgancio il piumino dopo poco. Si respira un’aria livida, strano miscuglio di aggressività e affetto. Una piccola comunità formata da una ventina di ragazzi e ragazze intorno ai trent’anni, cresciuti assieme, si cinge a lutto all’obitorio del San Jacopo di Pistoia, per piangere una di loro, che di anni ne aveva appena 22. Quel veleno che hai in bocca e che vorresti sputare sull’asfalto nuovo, quelle parole che non ti vengono, i pensieri sconclusionati e i ricordi, tanti, si accavallano l’uno con gli altri, è un ginepraio fitto, come a Sammommè.

In quei pochi minuti interminabili vissuti davvero davanti alla camera mortuaria, cui non avevamo accesso, ho conosciuto per la prima volta la sensazione che si ha quando la morte tocca qualcuno a te vicino, ingiustamente, senza avvertire. Non è solo il rammarico e la rabbia di aver preso un cazzotto alla bocca dello stomaco, rimanendo senza fiato ad ansimare in un angolo. I tuoi respironi di dolore non sono niente di fronte al senso di impotenza che talvolta si ha nelle cose della vita, del dover prendere e del dovere anche lasciare. Quel sabato pomeriggio, al San Jacopo, ho capito che quelle facce tristi e spaurite e di poche parole avevano delle braccia incredibilmente più robuste del solito, che si facevano incontro agli amici e attorno loro si cingevano, in un abbraccio inusitato, interminabile, insperato, talmente forte da poter far breccia anche nel piumino più imbottito, arrivando senza indugi alla carne viva. Ho scoperto che quando il destino infame colpisce a morte una persona vicina, i sopravvissuti hanno necessità di stringersi forte gli uni con gli altri per rendersi conto di essere ancora vivi.

La Millina era una persona splendida come poche ce ne sono e mi viene da sorridere a pensarci, proprio adesso che inizio a piangere dopo aver scritto già un bel po’ di righe, senza però averla mai pensata direttamente. Ora mi sforzo di pensarti, a poco più di dieci ore dal tuo funerale. Metto in fila i ricordi, sento la tua voce, con la stessa forza con cui mi impongo di non venire a darti l’ultimo saluto, di non avere altre immagini di te che non siano col sorriso e voce stridula annessa. I sospironi sono la costante di questi pochi giorni di alti e bassi, è che questa vicenda toglie il fiato. Ti davi un gran da fare nonostante fossi così scricciola, ti ammiravo per la perseveranza, per il voler prendere quella laurea che non sapevi nemmeno perché stavi prendendo, per volerlo fare nonostante lavorassi quatto sere a settimana in un ristorante, a far la cameriera, come me. Ti facevi in quattro ed eri sempre col sorriso su. Mai spenta, mai una storta, di sorriso sempre vestita. Avevi una voglia di vivere inviolabile, il sì più facile del no, lasciavi andare di pari passo il tuo essere curiosa e ingenua. Amavi circondarti di persone semplici e sorridenti, ti piaceva viaggiare e nei tuoi viaggi spesso non ti spostavi nemmen di tanto, con le cartine sempre dietro e la mente libera che avevi. Libera dai pensieri, che non davi a vedere; libera dai limiti, che sfidavi col tuo ritmo non comune. Insomma eri una piccola grande anima che ho sempre considerato molto simile alla mia, nelle attitudini e nella indole, e la tua scomparsa prematura mi strazia profondamente. Ogni piccola dose di te era un toccasana anche per le cinciallegre e credo che nessuno qua abbia ancora realizzato quanto mancherai.

Credo anche che la bellezza che portavi teco ovunque andassi, in qualsiasi contesto lavorativo o di svago, quella felicità suprema, non debba andare perduta. Sarebbe uno spreco di grandezze inconcepibili. Domani non ci sarà più Camilla, ma quel che Camilla era per noi resterà qui, attraverso noi: e tutti coloro che l’hanno conosciuta e apprezzata per quel che era si sentiranno in dovere di far propria una delle sue tante virtù, nella preziosa occasione di migliorar se stessi. Il perfezionista acquisirà un briciolo di ingenuità, che aiuta a vivere un po’ più spensierati; il musone magari imparerà a mettersi un sorriso prima di uscire; il pantofolaio si farà trascinare una volta di meno dal divano e una volta di più dagli amici in discoteca; l’uomo con i piedi per terra imparerà a volare, e vedrà la Thailandia, senza nemmeno andarci. Il modo migliore per ricordarti, Millina, è portarti con noi: ma non dentro di noi, intatto simulacro per il nostro compassionevole ricordo privato, bensì fuori, a giro, perché tu eri la felicità e la felicità va condivisa.

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Istigazione

L'imputato Erri De Luca al termine dell'udienza del processo che lo accusa di istigazione al sabotaggio in Tribunale, Torino, 27 Gennaio 2015 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Integra gli estremi della istigazione a delinquere apostrofare i presenti in un comizio con le parole “nessuno di voi risponda alla chiamata all’Esercito per difendere i capitalisti e gli imperialisti americani” (Cass., 20 ottobre 1955, Nardo).
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In appena sessant’anni, quanta strada già percorsa. E quanto romanticismo nella istigazione a seguire un ideale! Ha ragione Erri De Luca. Sabotare è proprio una bella parola. Sabotare come boicottare, come prendere posizione, criticare, opporsi, discutere, il sale della democrazia. Non è vero, naturalmente: sabotare, dizionario alla mano, porta con sé un alone di materialità che anche uno dei migliori parolieri italiani in circolazione stenta a confutare dignitosamente in un’aula di tribunale. La sua difesa è più che dignitosa, per carità; ma è una difesa appunto romantica, letteraria, che fa battere il cuore per il sentimento di giustizia innata che porta con sé. Tutte le persone di buon senso stanno con Erri De Luca, non tanto perché hanno letto un suo libro o lo hanno sentito ragionare o, giammai!, sono solidali con la causa NO TAV; le persone di buon senso, semplicemente, hanno buon senso. E percepiscono l’ingiustizia insita nel comminare una condanna detentiva a una persona che tuttalpiù può armare dei cervelli, scuotendoli dal torpore, invitandoli ad alzarsi e a portare su uno scudo. Oggi, in aula, l’imputato per istigazione a delinquere, romanticamente, ha professato di esercitare una legittima difesa contro lo svilimento delle terre della Val Susa, la loro depredazione, inutile e costosa. La legittima difesa non funziona così, questo semmai è un vero e proprio diritto di resistenza, non riconosciuto dal nostro ordinamento se non nei limiti del diritto di manifestazione. Ma pazienza: il giudice, una donna senz’altro attenta, non ha certamente deciso che il fatto non sussiste perché innamorata dello scrittore, o del suo incantevole discorrere. Lo ha fatto sulla base di una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 414 c.p., idonea a salvarlo dalla censura di illegittimità costituzionale, come del resto molte altre disposizioni di quel codice penale adottato dal governo Mussolini.
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In altre parole, possono la giurisprudenza e il romanticismo incontrarsi in un’aula di tribunale, e convolare a giuste nozze? Pare che oggi questo sia successo. Era scontata una simile sentenza? Questo non posso assolutamente dirlo, pena mettere subito a repentaglio questa difficile unione tra diritto e fantasia romantica.
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Post scriptum.
Art. 11 della Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen del 1793: “Voies de fait et résistance légitime. Tout acte exercé contre un homme hors des cas et sans les formes que la loi détermine, est arbitraire et tyrannique; celui contre lequel on voudrait l’exécuter par la violence a le droit de le repousser par la force“. L’ideale romantico fatto legge. Questo è stato chiesto (tra le righe), questo è stato trovato (tra le righe) quest’oggi, 19 ottobre 2015, in una sorda e grigia aula di un tribunale penale torinese.
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Mattarella e il rapporto Pelican

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The Pelican Brief è un legal thriller scritto nel 1992 da John Grisham, di cui è stata fatta una discreta trasposizione cinematografica nel 1993. La protagonista, interpretata da Julia Roberts, è una laureanda in giurisprudenza che si trova a svolgere una vera e propria inchiesta giornalistica per spiegare all’opinione pubblica americana il perché dell’assassinio, in breve tempo, di ben due giudici della Corte Suprema statunitense.

A parte la trama che merita una lettura (o quantomeno una visione della pellicola), il richiamo a quella vicenda mi è utile per fare una riflessione in merito alla recente elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella è un vecchio arnese della prima repubblica, democristiano di sinistra, noto ai più esclusivamente per avere avuto un fratello assassinato da Cosa Nostra e per essersi dimesso dall’ultimo governo Andreotti in segno di protesta contro l’approvazione della legge Mammì, una delle prime leggi ad personam avente per beneficiario Berlusconi. Se avere nel proprio albero genealogico un morto ammazzato per mafia è una caratteristica che accomuna migliaia di persone in Italia, l’atto di dimissioni, specie se dettato da valori ideali, è un gesto estremamente raro. Certo, nessuna delle due cose, in sé, può essere letta univocamente come una garanzia sull’attenzione alla lotta alla mafia e al rispetto delle regole che potrebbero caratterizzare questo settennato; tuttavia, date le poche informazioni e affermazioni pubbliche della persona, quantomeno sono indizi che lasciano ben sperare.

Sergio Mattarella, prima di essere chiamato al ruolo apicale nelle istituzioni della Repubblica italiana, ricopriva la carica di giudice costituzionale, dalla quale si è “dimesso” appena ieri, per incompatibilità. Lo status di giudice della Corte costituzionale è infatti uno dei più delicati e garantiti, ha una durata di ben nove anni (il massimo nel nostro ordinamento costituzionale) e prevede una incompatibilità pressoché assoluta con ogni altro incarico, ufficio o funzione, anche privata. La normativa prevede, tra le altre cose, che un giudice costituzionale non possa “svolgere attività inerente ad una associazione o partito politico“: nel rispetto della libertà di espressione, la disposizione vuole evitare che il membro della Corte possa servirsi dell’esposizione della carica per aspirare ad altrettanto importanti ruoli futuri.

Sotto questo profilo, la chiamata di un giudice costituzionale a Presidente della Repubblica è un precedente pericoloso, che mai si era concretizzato. Potrebbe essere visto come un’apertura verso una maggiore politicizzazione di un ruolo per sua natura sospeso tra tecnica e politica, come trampolino di lancio verso la più alta carica dello Stato. Questo non è chiaramente il caso di una persona riservata come Sergio Mattarella, ma la storia ci ha consegnato numerosi chiacchieroni ed è indubbio che questo precedente, per quanto sia attenuato dalla personalità del singolo, è pur sempre un precedente.

Detto questo, cosa c’entra il rapporto Pelican con Mattarella? Con la sua elezione e conseguente dimissione da giudice costituzionale gli scranni vacanti in seno alla Consulta tornano a essere due. La prof.ssa Sciarra è stata eletta lo scorso novembre dal parlamento grazie ai voti dei pentastellati, in rottura del patto del Nazareno, che hanno scongiurato l’elezione di una persona sgradevole – perfetta rappresentazione del patto – quale Luciano Violante. Tuttavia, siccome Mattarella era di nomina parlamentare, entrambe le nomine spettano a questo parlamento. Veniamo al punto della questione: personalmente sono tra coloro che ritengono le vicende prodromiche alla candidatura di Mattarella pura finzione da vendere all’opinione pubblica (e a tanta parte della classe politica, minoranza PD e centrodestra di governo in primis). L’accordo tra Matteo Renzi e il pregiudicato B. già era nel cassetto, quando sono stati fatti circolare delle candidature impresentabili giusto per poter accogliere quella di Mattarella tra gli applausi dei delegati PD e ricompattare il partito; quindi poter fare una subdola melina per giustificare davanti all’opinione pubblica il fatto che, secondo una pratica da analfabeti costituzionali, si gettassero nel cesso le prime tre votazioni per eleggere il futuro presidente con il quorum ridotto previsto per il quarto scrutinio, quello che è risultato decisivo. Quanto ottenuto è stata una blindatura del governo, rivenduta dall’informazione totale come l’ennesimo successo personale di uno spregiudicato Renzi.

E se così non fosse?

Se il patto del Nazareno fosse più vivo che mai, e comprendesse l’accordo sulla nomina di due nuovi giudici graditi o quantomeno non invisi (vedi Giuliano Amato e Luciano Violante) a Silvio Berlusconi? Tengo a ricordare che al tempo della dichiarazione di illegittimità costituzionale del celebre Lodo Alfano, nel 2009, la decisione passò con nove voti favorevoli e sei contrari. Di quei sei, senz’altro due erano i giudici Paolo Maria Napolitano e Luigi Mazzella, che prima della pronuncia erano stati pizzicati a cena proprio con gli interessati, Alfano e Berlusconi, e chiaramente non avevano avvertito la necessità di dimettersi. Adesso la composizione della Corte è cambiata, di quel consesso che abrogò il secondo lodo ad personam rimangono in carica solo quattro giudici, tra cui quel Napolitano. Ma è possibile che Silvio Berlusconi stia nuovamente tentando di influenzare la Corte costituzionale, e cosa potrebbe spingerlo a ciò?

La legge Severino è stata rimessa alla censura della Corte costituzionale dal TAR che ha sospeso la decadenza per il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e la nuova Corte nei prossimi mesi dovrà affrontare la questione. Il giudice amministrativo ha sollevato questione di legittimità costituzionale con riferimento agli artt. 10 e 11, relativi alla incandidabilità negli enti locali, dunque una eventuale pronuncia di illegittimità non avrebbe ripercussioni sulla situazione di B. Questo però sulla carta, perché a quel punto non si capirebbe per qual motivo l’incandidabilità dovrebbe applicarsi ai rappresentanti di parlamento e regioni e non anche a consiglieri comunali e provinciali: potrebbe scorgersi una ingiustificata e irragionevole disparità di trattamento, che consentirebbe alla Corte di ricorrere alla illegittimità consequenziale di cui all’art. 27 della legge 87/1953 sul funzionamento della Corte – che permette di dichiarare l’illegittimità derivata dalla decisione principale. Dunque la Corte potrebbe dichiarare illegittima la Severino già nei prossimi mesi, anche con riflesso su B.; ovvero, successivamente, qualora la questione tornasse al suo cospetto con riferimento all’incandidabilità di deputati e senatori.

In ogni caso, a Berlusconi potrebbe far senz’altro comodo avere un appoggio in alto, e se il Quirinale è stato solo sfiorato (parrebbe), Palazzo della Consulta dista appena pochi metri. Vedremo nei prossimi giorni, dalle prime firme del nuovo Presidente della Repubblica e dall’atteggiamento della stampa e delle televisioni – fino a questo momento servile –, se il patto del Nazareno è ancora in ottima salute.

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Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e a (rott)amare D’Alema

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Questo pezzo prende le mosse da un’acuta e brillante pellicola di Stanley Kubrick, di cui riproduce in parte il titolo, con ovvia licenza poetica. Non è altro che una conclusione dovuta del ragionamento che inevitabilmente mi trovo a condurre da quando un anno fa Matteo Renzi si preparava a conquistare Palazzo Chigi, con una delle più classiche manovre di palazzo. Un grande cursus honorum quello del già sindaco di Firenze, che lo ha portato a raccogliere attorno a sé un sempre maggiore consenso dai tempi della prima Leopolda fino alla seconda, vincente, corsa alle primarie del partito; quindi la nomina a segretario, l’invito a Berlusconi nella sede del PD per l’accordo che sui giornali è stato ribattezzato patto del Nazareno, la presa del potere giusto un momento prima del passaggio italiano alla presidenza di turno dell’Unione europea. Chapeau.

Tralasciando alcuni aspetti oscuri per andare subito al nocciolo, mi sembra ormai chiaro che la tanto sbandierata rottamazione ha servito esclusivamente la scalata al potere del giovane Matteo. Una volta conquistata la segreteria del partito, improvvisamente le parole d’ordine e gli hashtag sono stati messi in soffitta, assieme alle bandierine vagamente ricordanti le campagne presidenziali di Barack Obama; e tutti coloro che nei mesi precedenti erano stati oggetto di scherno, attacchi, quei geronti burocrati dirigenti del PD che avrebbero dovuto andarci, loro davvero, in soffitta, altrettanto repentinamente hanno trovato la via della conversione nel renzismo e nuovi prestigiosi incarichi, talvolta nella direzione del partito, talaltra alla presidenza della commissione antimafia. Per non parlare di improvvide nomine alla Corte costituzionale.

Così, viene oggi da chiedersi, alla luce di quanto fatto in questi mesi dal primo governo Renzi, dov’è finita la rottamazione? Perché a venire a patti anche col maiale pur di arrivare al potere ci erano già riusciti in tanti, anche se più elegantemente si era parlato di vendere l’anima al diavolo. In questo caso diavolo è un appellativo azzeccato, come del resto lo è maiale, giacché stiamo parlando dell’ometto di Arcore naturalmente, il noto pregiudicato che già al tempo del governo D’Alema era in aria di mafia e di frode fiscale. Eppure la via maestra per assicurarsi il potere, in Italia, per un leader di sinistra, pare essere quella di scendere a patti con Berlusconi: pensano di essere più furbi di lui, sanno di averlo messo nell’angolo (rectius: sanno che la magistratura lo sta mettendo nell’angolo), gli tendono la mano, se lo tengono buono, e poi lui puntualmente ribalta il tavolo.

Qual è dunque la differenza tra ferrovecchio e rottamatore, adesso che lo vediamo all’opera? Ora che è al potere, Matteo Renzi punta esclusivamente a mantenerlo, per sé e per il “clan dei fiorentini”: sa di non avere veri rivali a sinistra e gli è sufficiente tenersi buono Berlusconi per non correre rischi a destra.
Qual è dunque la differenza tra il patto del Nazareno del 2014 tra il futuro Presidente del consiglio Matteo Renzi e il pregiudicato Berlusconi e il patto della crostata del 1997, che blindò il governo D’Alema e la bicamerale con l’allora già indagato Berlusconi? Cambia il segretario del principale partito di sinistra, tuttavia gli effetti sono gli stessi. Soprattutto per i cittadini. Depenalizzazione di reati ad cazzum più che ad personam (consentire la frode fiscale al 3% è anzitutto un invito alla delinquenza in un paese di grandi evasori), svolte reazionarie sul sociale vendute in televisione come riforme, bicamerale per riscrivere la Costituzione, ma soprattutto la salvaguardia di quel che a distanza di anni continua a conformare la politica nazionale: gli interessi giudiziari ed economici di Silvio Berlusconi. 

Dovremmo renderci conto che siamo un popolo di caproni, che a distanza di anni crede ancora alle favole belle e non sa distinguere tra uno statista e un truffatore. Che Matteo Renzi perseguisse esclusivamente il potere per sé (e, naturalmente, per i suoi commensali fiorentini) era evidente fin da quando sedeva ancora a Palazzo Vecchio, stando attenti alle compagnie di giro. Ai sostenitori del sindaco nella campagna del 2009, ai Carrai e ai Verdini. Renzi, prima di celebrare il secondo inciucio con Berlusconi nell’arco di una sola seconda repubblica, sosteneva che fosse necessario sconfiggerlo politicamente e non per via giudiziaria. Diffidate sempre da questo genere di politici, perché una simile affermazione è un modo come un altro per manifestare indifferenza verso le sentenze della magistratura. Berlusconi era e rimane un pregiudicato per frode fiscale, un reato gravissimo, l’unico per il quale è stato possibile condannarlo in questi lunghi anni di processi interrotti, sospesi, vanificati da una lenzuolata di provvedimenti ad personam. Infatti la prima mossa di Renzi è stata appunto stringere un accordo col pregiudicato, mettendo come al solito sul piatto quel che più gli sta a cuore, al fine di garantirsi un approdo agile a Palazzo Chigi e una opposizione politica e mediatica morbida. Vi ricordate il conflitto d’interessi? Quanto a lungo se ne è parlato in questi cupi anni di berlusconismo, quanto tuttora ci condiziona, da quanto non se ne parla più? Appare evidente come anche l’incidente di percorso nel decreto legislativo sul fisco sia nient’altro che un messaggio per il gradito alleato pregiudicato, tra le righe di quel fantastico 3% senza nemmeno sforzarsi troppo si può leggere “Caro Silvio, non temere. Tu vota il mio candidato al Quirinale, qua blindiamo tutto un’altra volta e diamo il bona a Grillo. Poi vedrai che, prova muscolare o meno, il modo di ripulirti lo troviamo…“. Sembra avvincente, tanto che questa volta il Caimano non pare rivestire quella posizione di forza che, ai tempi della bicamerale, gli permise di ribaltare il tavolo delle riforme sul più bello, salutare la curva e tornare trionfalmente al governo nel 2001. Berlusconi, oggi impresentabile, ha bisogno di un legislatore a lui favorevole, come era Craxi prima della nascita di Forza Italia; ma mentre Bettino Craxi, grande amico, scriveva i decreti verso corrispettivo miliardario su conto estero (altri tempi, ah, i socialisti!), il buon Matteo Renzi si accontenta degli opportuni voti in parlamento e alla televisione, utili a neutralizzare il M5S. Ma questo ormai l’abbiamo capito tutti, o no?

Insomma, il prezzo del potere sembra non essere variato di molto col passaggio dalla lira all’euro, ma tranquilli che a pagarlo siamo sempre noialtri. Semmai è curioso verificare, da un punto di vista squisitamente simbolico, come siano cambiati i tempi: mentre nel 1997 la crostata cucinata dalla moglie di Gianni Letta rimandava a quel “biscotto” informale tra le calde mura domestiche, finendo per conferire all’ob scenum accordo un’atmosfera da focolare, il Nazareno del 2014 mostra in tutta la sua evidenza come ormai la trattativa sia celebrata sotto gli occhi di tutti, senza vergogna né intimità, profanando finanche la sede del partito-spalla, bestemmiando il Nazareno, con buona pace della base democratica che dalla prima crostata con D’Alema ormai è avvezza all’ingoio più di Sasha Grey.

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Oscenità

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Show interrotto al Cocoricò, storico locale di Riccione, dove i Carabinieri sono intervenuti durante la serata ‘Memorabilia‘ in cui si esibiva la compagnia teatrale Fanny&Alexander di Ravenna con uno spettacolo che prevedeva nudi artistici. Secondo i militari si è trattato di atti osceni in luogo pubblico; inoltre per un’opera teatrale serve la comunicazione alle autorità. Gli artisti sono stati portati in caserma per l’identificazione. Per la direzione del locale “si è trattato di censura”.

da Il Fatto Quotidiano del 24 febbraio 2014

In queste poche righe è condensato l’eterno conflitto che accompagna la libertà d’espressione. L’aspetto più interessante della vicenda è che la performance artistica non è nuova, bensì un omaggio a Marina Abramovic che aveva già portato i corpi nudi alla Galleria di Arte Moderna di Bologna nel lontano 1977. Quel che era osceno in quegli anni lo è ancora oggi? O forse, paradossalmente, la società odierna tende a giustificare quel che accadeva in quella decade di fermento, cullandosi nella tanto desiderata stabilità di ovatta che lentamente addomestica.

L’ipotesi di reato scorta dai militari all’interno della discoteca è di concorso aggravato in atti e spettacoli osceni. Ma di cosa stiamo parlando quando si nomina l’oscenità? Osceno deriva dal latino ob scenum e rappresenta ciò che sta al di fuori della scena, quanto di più nascosto. Osceno è quel che non si può e non si deve vedere, di cui nemmeno dovrebbe raccontarsi, da quanto è osceno. L’oscenità si ricollega alla censura, ghigliottina che interviene puntuale nel momento in cui viene svelato qualcosa che doveva rimanere coperto, sia esso un corpo, un accadimento o più spesso un’idea. A ben vedere è il confronto fratricida tra due arti simili ma piegate ad interessi contrapposti: l’arte del manifestare la libertà di pensiero, attraverso anche provocazioni, stimoli pungenti, pruderie, spinta fino alla sua forma più marcatamente d’impegno civico che è il giornalismo d’inchiesta serio che smaschera il potere; e l’arte del celare, attraverso la buoncostume prima e la pubblica sicurezza adesso, al fine di tutelare il pensiero vergine dei consociati, per non destare oltremodo le coscienze e non far gridare allo scandalo, spinto finanche all’extrema ratio dell’apposizione del segreto di stato su quanto v’è di più meritevolmente osceno, sì tanto da doversi mettere sotto chiave per preservare gli interessi nazionali.

Purtroppo il bilanciamento tra queste due esigenze ancora vede prevalere il bigottismo di regime, asservito alle manovre principesche volte alla preservazione del potere. La censura di una rappresentazione artistica è nutrimento che ci viene tolto di bocca, lasciandoci con un appetito latente di conoscenza che non potremo soddisfare in egual modo altrove. Se non ovviamente ricorrendo alla monodose preconfezionata che ci viene somministrata cotidie dalla televisione o dall’editoria grande. La censura di una rappresentazione artistica non è cosa poi così lontana dal depennamento di una notizia scomoda nella riunione di redazione in cui si decide la scaletta dei fatti del giorno. L’arte e l’informazione sono nutrimenti d’importanza primaria per un popolo consapevole: che la censura ricada sull’una piuttosto che sull’altra non deve lasciare indifferenti, perché è una privazione, un’offesa alla nostra intelligenza.

Questi militari in abiti borghesi che hanno interrotto la performance all’interno del Cocoricò per portare tutti in caserma hanno difeso l’osceno. Sembra una cosa da poco, ma hanno reso un servizio utile alla censura più cieca. Anche i militari d’altronde sbagliano, e la cronaca recente è piuttosto colma di eccessi di potere dell’uomo in divisa. Tuttavia, il potere costituito trae sempre vantaggio dalla censura, giacché può usarla una prima volta per mettere a tacere, ed una seconda per insabbiare quanto accaduto. Questa ridondanza – oscena veramente –, contrasta in maniera profonda col consueto silenzio che accompagna i parenti delle vittime nelle aule di giustizia.

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Senti chi insulta

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di Marco Travaglio

Gli insulti e le volgarità targati 5Stelle sono noti e arcinoti, anche perché giornali e tv non perdono l’occasione per amplificarli e, talvolta, ingigantirli. O, quando non ci sono, inventarli. Molto meno noti sono gli insulti, le volgarità, le falsità e le calunnie subiti dai 5Stelle, che passano quasi sempre sotto silenzio. Eccone una succinta antologia, a campione.

Fascisti. “Grillo mi ricorda Mussolini” (Giampaolo Pansa, l’Espresso, 16-9-2007). “Berlusconi e Grillo uniti sotto spoglie diverse in un unico disegno… In un impeto suicida la festa dell’Unità ha aperto le porte all’appello squadristico di Grillo” (Mario Pirani, Repubblica , 20-9-07). “Anche i fasci di combattimento fascisti, nel 1919, si proponevano di mandare a casa tutta la vecchia classe politica democratica e poi fondare nuovi partiti: ne fondarono uno solo e proibirono gli altri” (Eugenio Scalfari, Tv7, 22-9-07). “Un movimento potenzialmente eversivo… Si può paragonare Grillo a Mussolini? Con molte cautele, sì. Mussolini ha usato il manganello e l’olio di ricino, Grillo la volgarità” (Giuseppe Tamburrano, Unità, 21-9-07). “Benito Grillo” (Tony Damascelli, il Giornale, 26-4-08). “Il Grillo che aizza le piazze è uno squadrista che fa paura” (Giuliano Ferrara, il Giornale, 24-2-12). “Il camerata Grillo” (Repubblica, 29-8-12). “Grillo è un fascista del web” (Pier Luigi Bersani, 25-8-12). “Nel discorso di Grillo si trovano tracce di ‘linguaggio fascista’” (Luigi Manconi, Unità, 7-9-12). “Il Duce Beppe” (Libero, 12-12-12). “Antifascismo, Grillo attacca la Costituzione. In questo Paese spesso si tenta di negare il fascismo come esperienza terribile. Purtroppo il comico è in buona compagnia” (Carlo Smuraglia, presidente Anpi, l’Unità, 15-1-13). “Quelle tracce destrorse, dalle nozze gay a Casa Pound” (Toni Jop, l’Unità, 8-2-13). “L’elettorato di Grillo è di destra populista” (Giuseppe Fioroni, 20-2-13). “‘Il popolo italiano – nella sua parte migliore – si è dato un governo al di fuori, al di sopra e contro ogni designazione del Parlamento’. Molto probabilmente Beppe Grillo non ha mai letto queste parole. Si tratta di Benito Mussolini in un famoso discorso del 1922” (Claudio Tito, Repubblica, 8-6-13). “Il no al voto segreto sul Cav? Pd e Grillo copiano il Duce” (il Giornale, 17-10-13). “Grillo squadrista contro l’Unità” (Unità, 7-12-13). “Quale differenza passa tra Beppe Grillo e Benito Mussolini? In apparenza nessuna” (Giampaolo Pansa, Libero, 2-2-14).

Nazisti. “Grillo mi ricorda i fascisti, anzi i nazisti: ha la violenza verbale di Göbbels. Un fascio-comunista” (Guido Crosetto, Fratelli d’Italia, 27-4-12). “Grillo ha una logica vicina al nazismo” (Antonio Pennacchi, Corriere , 28-8-12). l dottor Gribbels” (Giuliano Ferrara, il Foglio, 2013-14). “Grillo parla come Hitler, con lui scappiamo all’estero” (Riccardo Pacifici, comunità ebraica di Roma, il Giornale, 23-3-13). “Grillo si metta il cuore in pace: non sarà lui a riuscire dove fallirono fascisti e nazisti, Mussolini e Hitler, Starace e Göbbels” (Oreste Pivetta, Unità, 29-3-13). “Adele Gambaro si è svegliata di colpo, bruscamente: ‘Questo è una specie di nazismo informatico’” (Tommaso Ciriaco, Repubblica , 20-6-13. Lo stesso giorno la Gambaro avverte sulla sua pagina facebook: “L’intervista apparsa oggi su Repubblica che mi riguarda non è mai stata rilasciata. È totalmente inventata”). “La politica di Beppe Grillo usa le forme, i modi e i contenuti che questo Paese ha conosciuto nel ventennio più buio, che non è quello di Berlusconi come ci siamo abituati a ripetere con colpevole leggerezza, ma quello di Mussolini e delle camicie nere, delle squadracce coi manganelli e l’olio di ricino… Non ci sono solo i picchiatori, gli uomini forti dal pugno facile: ci sono anche i suggeritori, le spie, i delatori, quelli che il 16 ottobre ‘43 indicavano ai nazisti chi erano e dove abitavano gli ebrei del ghetto di Roma” (Luca Landò, Unità, 7-12-13).

Alba dorata. “Grillo vuol costruire un ‘movimento 12 stelle’ con Alba dorata e simili. Pronto il tour europeo” (Michele Di Salvo, Unità, 24-7-13. La notizia è destituita di ogni fondamento). “Grillo e Casa-leggio non sono stati ancora circoscritti e ben identificati. È vero che non sono Alba Dorata ma, in un certo senso, sono peggio perché lì almeno funziona la profilassi ideale e culturale, come è sinora accaduto in Francia con Le Pen. Mentre qui c’è una complicità diffusa e una sottovalutazione, come fossero solo troll del web e non teppisti pericolosi, goliardi ingenui e non eversori malati, comici e non drammatici… I capi sono miei coetanei inaciditi che innescano, danno fuoco alle polveri e nella black list dove oggi stanno i giornalisti domani metteranno i manager, gli artisti, le figure pubbliche… sino a quando non arriveranno al vicino di casa” (Francesco Merlo, Repubblica, 10-12-13).

Lepenisti. “Le Pen: ‘Beppe, incontriamoci’. La destra xenofoba tifa 5Stelle” (Toni Jop, Unità, 3-4-13). ”Il telefono di Le Pen e il Duce in cucina” (Toni Jop, Unità, 9-4-13). “Grillo va a lezione di destra. I 5Stelle incontrano la Le Pen. Prove d’intesa Grillo-Le Pen: asse a destra per le Europee. La testimonianza: ‘Un deputato del Front national in visita segreta a Casaleggio’. Contatti tra parlamentari” (Giornale, 2-12-13). “Populisti di tutta Europa uniti. E Lady Le Pen corteggia Grillo. ‘Contatti’ sarebbero intercorsi tra Marine Le Pen e Beppe Grillo” (Unità, 13-11-13. Nessun incontro né contatto è mai avvenuto fra il partito di Le Pen e il movimento 5Stelle. Marine Le Pen, anzi, ha spregiativamente definito Grillo “tribuno sfiatato” e i 5Stelle “un’eruzione cutanea”).

Berlusconiani. “Incarnazione post-berlusconiana spacciata per novità” (Ezio Mauro, Repubblica, 23-5-12). “Grillo come Silvio” (Toni Jop, l’Unità, 21-12-12). “Grillo, con tutto il suo populismo, trasversalismo ideologico, ‘casapoundismo’, antisindacalismo e antiparlamentarismo, il culto della persona, le nuotate nello Stretto fiume giallo, con tutto il suo ciarpame di rete e i suoi stracci da pataccaro internauta, i suoi argomenti da bar, la sua ‘cacolalia’… è l’erede di Berlusconi… È il Berlusconi dopo Berlusconi” (Francesco Merlo, Repubblica, 27-1-13). “Patto Grillo-Berlusconi per fermare il cambiamento” (Unità, 28-3-13). “Grillo fa la lista nera dei giornalisti: obiettivo la sinistra” (Toni Jop, l’Unità, 5-6-13. Infatti i telegiornalisti più faziosi per i commentatori sono Giovanni Toti del Tg4 e Bruno Vespa). “Nasce lo strano asse Forza Italia-Grillo” (Libero, 6-12-13). “Asse tra il Cav e Grillo” (Unità, 8-12-13). “Berlusconi e Grillo col forcone” (Unità, 11-12-13). “La marcia degli eversori. Berlusconi minaccia, asse con Grillo contro il Quirinale” (Unità, 13-12-13. Finora gli unici patti con B. li hanno siglati il Pd per rieleggere Napolitano, Enrico Letta per il governo e Renzi per la legge elettorale.

Leghisti. “Grillo e la Lega alleati: via l’euro” (Unità, 10-9-12). “Lo strano corteggiamento tra Lega e Cinque Stelle” (Unità, 28-8-13).

Montiani. “Grillo sbraita, ma aiuta solo Monti” (Magdi Cristiano Allam, Giornale, 11-2-13).

Lettiani. “Aria di soccorso grillino per il governo (Letta, ndr)” (Libero, 8-1-14)

Disabili. “Buuu… dategli il foglio giusto… buuu!” (cori di insulti dai banchi della maggioranza Pd-Sc-Pdl mentre parla alla Camera il M5S Matteo Dall’Osso, che ogni tanto si interrompe in quanto affetto da sclerosi multipla, 25-7-13).

Pedofili. “Grillo raschia il fondo e va a caccia di minorenni” (Libero, 30-5-13)

Terroristi. “Che accadrebbe se un mattino qualcuno, ascoltati gli insulti di Grillo, premesse il grilletto?” (Mauro Mazza, direttore Tg2, 9-9-2007). “Grillo dalle 5 stelle alle 5 punte” (Libero, 3-1-12). “Grillo avvocato dei terroristi anti tasse” (Giornale, 3-1-12). “La sinistra eversiva ha scelto: ‘Votate 5Stelle’. Il Carc esce allo scoperto: ‘È l’unico modo per sviluppare la ribellione’” (Giornale, 23-2-12). “Grillo ammazzerà i partiti. E poi l’Italia” (Giampaolo Pansa, Libero, 20-5-12). “Populismo eversivo” (Eugenio Scalfari, Repubblica, 4-11-12). “Omicidio, Bin Laden e Islam: quello che non si dice di Grillo” (Annamaria Bernardini de Pace, Giornale, 8-11-12). “Grill Laden sgancia missili su Israele” (Francesco Borgonovo, Libero, 26-6-12). “La linea politica è fissata con i comunicati che il famous comedian mette in rete con la numerazione progressiva, come le Br” (Francesco Merlo, Repubblica, 12-11-12) “Volevano il morto e Grillo sta con loro” (Giornale, 15-11-12). “No global, anti Tav, violenti: così Grillo prepara il ‘golpe’” (Giornale, 16-11-12). “Grillo porta in Parlamento i black bloc” (Silvio Berlusconi, 22-2-13). “La sinistra eversiva ha scelto: ‘Votate 5 Stelle’. Amici dei brigatisti” (Giornale, 23-2-13). “Golpe grillino: Parlamento occupato” (Giornale, 10-4-13). “Cinque stelle rosse. Echi, slogan, sogni di rivoluzione. C’è un filo che porta da Grillo agli anni Settanta. Da Toni Negri a Rossanda. Dai Cobas ai no global” (Espresso, 25-4-13). “Il paragone che mi sento di fare è ad esperienze della nostra storia recente, quando cioè Nar e Br realizzavano precisi volantini con foto, nomi e indirizzi, e semmai professione, dei ‘bersagli da abbattere’, generando così un diffuso senso di terrore e avvertimento mafioso a chiunque avesse idea di schierarsi apertamente contro. E spesso bastava, e non serviva nemmeno poi gambizzare… Oggi Grillo fa la stessa cosa” (Michele Di Salvo, Unità, 11-12-13). Comunisti. “Grillo sta con i comunisti” (Alessandro Sallusti, Giornale, 2-11-12). “Democrazia dal basso da Corea del Nord” (Giuliano Ferrara, Foglio, 12-12-12). “Sembra il Pcus di Stalin. Quelli scelti dall’ex comico sono i metodi in voga nell’Unione sovietica degli anni 30. Il grillusconismo è veterobolscevico” (Luca Telese, Pubblico, 13-12-12). “Chi vota Grillo si ritrova falce e martello” (Alessandro Sallusti, Giornale, 9-2-13). “Il segreto di Grillo. Sotto le cinque stelle la falce e il martello. Ex Psiup, No Tav, Cobas e nostalgici del Pci” (Giornale, 9-2-13). “Tra i grillini monta la rabbia: ‘Come nel Kgb’” (Stampa, 15-5-13). “Quando Beppe urlava: votate falce e martello” (Giornale, 24-2-12). “Il M5S è demagogicamente di sinistra” (Piero Ostellino, Corriere, 27-2-13). “Beppe come Ceausescu” (Libero, 20-6-13). “Pericolo: governo demogrillino. Pronto il ribaltone rosso per scaricare il Pdl e dare vita all’esecutivo più a sinistra della storia” (Maurizio Belpietro, Libero, 16-6-13). “Asse Pd-Grillo sulle nozze gay” (Franco Bechis, Libero, 19-12-13).

Massoni. “Grazie a Casaleggio i massoni votano M5S” (Libero, 28-3-13).

Yankees. “Beppe l’amerikano. ‘Dietro il fenomeno M5S ci sono Cia e Goldman Sachs’. Bisignani rivela i dispacci del 2008 dell’ambasciatore Spogli a Casa Bianca e 007: ‘Per noi è credibile’. Sull’agenzia di rating: ‘Si tradì con gli elogi’. I soldi di Soros” (Libero, 29-5-13).

Castali. “I grillini ci costano come la Casta. Privilegi a 5 stelle: dicono di non volere soldi, ma da onorevoli incasseranno per legge 30 milioni l’anno” (Giornale, 1-11-12). “Grillo candida portaborse e trombati” (Giornale, 9-12-12). “Grillo epuratore è peggio dei partiti” (Maria Giovanna Maglie, Libero, 13-12-12). “Portaborse e No Tav. Ecco i candidati di Grillo” (Libero, 15-2-13). “I grillini acchiappa poltrone: ‘Posti pronti per i trombati’” (Libero, 20-3-13). “I grillini duri e puri sedotti (come tutti) da soldi, tv e poltrone” (Giornale, 8-5-13). “Grillo controlla la Rai” (Giornale, 6-6-13). “Bossi, Berlusconi, Grillo: i nemici della casta sono i suoi migliori amici” (Curzio Maltese, Venerdì di Repubblica, 27-12-13). “Voi 5Stelle siete la Parentopoli e venite a darci lezioni: ma vaffanculo” (Pina Picierno, Pd, 25-9-13). “L’opinione pubblica prova ormai disgusto nei confronti dei partiti ‘arraffoni’ (compresi, come si è visto in Emilia Romagna, i nuovi arrivati, anch’essi famelici, del M5S)” (Pierluigi Battista, Corriere, 13-12-13. Falso: il consigliere dell’Emilia Romagna coinvolto nello scandalo dei rimborsi è un “ex ”, fuoriuscito dal gruppo M5S, mentre i parlamentari M5S han rinunciato ai rimborsi elettorali; ma questo Battista non lo dice).

Matti. “Grillo è fuori di senno o è un demagogo” (Eugenio Scalfari, Espresso, 7-6-12). “Disturbati” (Scalfari, Repubblica, 4-11-12). “Luci spente e benzina vietata. Ecco cosa accadrà a chi sceglie Grillo” (Giornale, 10-2-13). “Una setta di mezzi matti” (Giuliano Ferrara, Repubblica, 26-2-13). “Grillo e Casaleggio intendono abolire le auto, ridurre lavoro e stipendi, chiudere le banche e le carceri, rivalutare Karl Marx. Le case? In bambù. E quanto al sesso…” (Maurizio Belpietro, Libero, 21-3-13). “Masnada di dementi” (Giuliano Ferrara, Foglio, 23-3-13). “Un mio amico di cui non farò il nome ha avuto occasione di pranzare con Casaleggio… Gli poneva domande politiche… Il suo commensale rispondeva con poche parole, ma tra una portata e l’altra guardava il suo modernissimo telefonino seguendo un programma di videogiochi… Il suo interlocutore per uscire da un crescente disagio… gli chiese che cosa fosse quel videogioco… La risposta fu finalmente cordiale: ‘Il tema è quello della distruzione dell’Universo. Venga a vedere’. Infatti. È un gioco americano che insegna ai giocatori come si può ottenere la distruzione delle singole stelle, dei loro pianeti, delle costellazioni e delle galassie usando alcuni gas, alcune particelle elementari e alcuni campi magnetici… Vince chi realizza la distruzione totale nel minor tempo possibile… Dio ce la mandi buona, ma temo il peggio se avremo nella stanza dei bottoni un governo che avrà come ideologia un videogioco di quel genere” (Eugenio Scalfari, Espresso, 19-3-13. Replica Casaleggio: “Scalfari colleziona una serie di panzane degne dell’avanspettacolo. Devo precisare che non amo i videogiochi, non ho un modernissimo telefonino, ma un antiquato apparecchio iPhone 3G di qualche anno fa e rispetto i miei interlocutori”).

Nemici di Martin Mistère. “Martin Mistère contro Grillo. Provocazioni: il creatore del celebre fumetto e il pantheon esoterico dei Cinque Stelle. Andate oggi a (ri)vedervi il video di Casaleggio. La democrazia si distrugge con la democrazia” (Alfredo Castelli, creatore di Martin Mistère, Corriere-Letture, 28-4-13).

Brutti. “Sono mediamente brutti, malvestiti secondo le regole basilari degli abbinamenti cromatici, con pettinature da carcerati o da sfigati di provincia, parlano un italiano da balera misto a burocratese, leggono solo il blog di Grillo e avallano dietrologie complottistiche da tara psichica, si muovono in branco, non hanno un pensiero” (Filippo Facci, Libero, 31-1-14).

Lombrosiani. “Un telefilm Usa: quel serial killer che somiglia al leader 5Stelle” (Libero, 12-5-13). Fannulloni. “Incapaci e lavativi. Crolla il mito del M5S” (Libero, 22-3-13). “Beppe santifica i fannulloni a 5 Stelle. I suoi deputati e senatori sono tra ipiù improduttivi” (Panorama, 22-1-14). Vigliacchi. “Calabraghe a 5 stelle” (Vittorio Feltri, Giornale, 20-3-13). “Il vigliacco qualunquismo di Beppe” (Luigi Cancrini, Unità, 15-12-13). Coglioni. “Mezzo coglione, mo’ se non te ne vai t’appizzo un pugno che t’ammazzo” (Angelo Cera, Scelta Civica, al deputato M5S Angelo Tofalo, 19-6-13). “Coglione intero” (Cera ad Alessandro Di Battista, 19-6-13). In tournée. “Il leader torna showman: tournée in Australia” (Corriere, 13-6-13. Della tournée in Australia non si troverà mai alcuna traccia). “La missione di Grillo Oltreoceano: pronta una tournée in America” (Repubblica, 1-7-13. Anche della tournée americana non si avrà più notizia). Cancronesi. “Si continua con il ‘Cancronesi’ con cui Grillo, paladino della cosiddetta ‘cura Di Bella’, bollò con disprezzo Umberto Veronesi, accusato di boicottare non meglio precisate cure alternative nella guerra contro i tumori” (Pierluigi Battista, Corriere, 4-3-13. Falso: Grillo disse Cancronesi in polemica con la difesa a spada tratta fatta dell’illustre oncologo degli inceneritori, che emettono nanoparticelle cancerogene). Ladri. “Grillo è un personaggio di brutale avidità” (Ernesto Galli della Loggia, Corriere, 25-9-2007). “A Grillo 10 milioni in nero per la festa dell’Unità” (Giovanni Guerisoli, ex Cisl, Radio24 e Giornale, 30-8-12. Segue smentita del segretario Raffaele Bonanni, con tanto di ricevuta e scuse). “Lady Grillo prende casa a Malindi. I lussi della signora anti-Casta imbarazzano il comico” (Libero, 18-11-12). “Considerato ciò che si legge sulla stampa su società off shore, investimenti e strane operazioni finanziarie in paradisi fiscali, inseriti nella black list, sarebbe opportuno che Grillo chiarisca cosa sa e come lo riguardino certe iniziative e in che modo siano compatibili con la trasparenza che tanto predica e con i principi sulla base di quali si presenta al paese e al Parlamento” (Davide Zoggia, Pd, 8-3-13. Il riferimento è alla copertina dell’Espresso “L’autista, la cognata e il Costarica” su 13 società aperte in Costarica dall’autista di Grillo, Walter Vezzoli, e dalla sua compagna, cognata di Grillo. Ma l’investimento totale è risibile: 20.220 dollari. E Vezzoli ha abitato e lavorato in Costarica per una decina d’anni, gestendo una discoteca, aprendo un negozio di prodotti biologici e tentando invano di costruire un resort. Grillo non c’entra nulla, avendo visto il Costarica solo in cartolina). “Voti Grillo, incassa Beppe. Beppegrillo.it   visitato da 5 milioni di utenti ogni mese. Il comico genovese guadagna a ogni clic” (Panorama, 20-3-13). “Gli affari di Casaleggio & C.: tu vai sul blog, loro incassano. L’esperto: ricavi milionari” (Giornale, 25-3-13). “Così guadagna il partito-azienda di Grillo” (Michele Di Salvo, Unità, 4-4-13. In realtà il blog di Grillo è stato in perdita, come la Casa-leggio Associati, fino al 2012, quando – grazie a piccole pubblicità – la società di Casaleggio ha registrato un utile di 69.500 euro). “Grillo: ‘Restituiti i finanziamenti , ma non so dove sono finiti’” (Repubblica, 21-6-13. Falso: i surplus non spesi di diarie e indennità dei parlamentari M5S – circa 2,5 milioni a trimestre – vengono depositati su un conto per il microcredito alle imprese in difficoltà). “Vacanze a scrocco. I viaggi regalo della Valtur sono uno spaccato dell’Italia che vive di favori. E, tra politici e vip, negli elenchi dei ‘favoriti’ spunta a sorpresa Beppe Grillo” (copertina Panorama, 3-7-13). “Cinque stelle al prezzo di una. Beppe scroccone. E poi fa il moralista” (Libero, 27-6-13. In realtà, diversamente dai politici, le vacanze in questione si riferiscono ad anni precedenti il 2007, quando Grillo era solo un comico e soggiornava con lo sconto in cambio di spettacoli nei villaggi Valtur). “Nasce la tv di Grillo: il decoder costa 60 euro” (Michele Di Salvo, Unità, 10-9-13. Mai nata una tv di Grillo col decoder da 60 euro).

Affamatori del popolo. “Pagamenti alle imprese: per il M5S è una ‘porcata’” (Unità, 27-3-13. Falso: anzi, proprio grazie a una mozione M5S vengono sospese le cartelle esattoriali per le imprese in credito con lo Stato). “Grillo contro i terremotati” (Unità, 22-6-13). “Perde Grillo, l’Emilia respira” (Unità, 23-6-13). “Il cinismo del guru… il vergognoso ostruzionismo del gruppo Cinque stelle ha rischiato di far cadere importanti norme e finanziamento a favore delle popolazioni colpite dai terremoti di Emilia e Abruzzo” (Claudio Sardo, Unità, 23-6-13. Falso, anzi i 5Stelle devolvono ai terremotati dell’Emilia i 420 mila euro avanzati dai contributi raccolti in campagna elettorale). “Ostruzionismo M5S, può tornare la seconda rata Imu” (Repubblica, 29-1-14). “5Stelle, ostruzionismo sul decreto Imu”, “Barricate grilline: torna il rischio Imu” (Unità, 29-1-14. Falso: l’ostruzionismo dei 5Stelle riguarda il regalo di 4,5 miliardi alle banche, non la seconda rata dell’Imu, infilata in maniera incostituzionale dal governo nello stesso decreto).

Plebei. “Il V-Day? Un carnevale plebeo e volgare… sentimenti beceri e forcaioli” (Sergio Romano, Corriere, 13-9-07).

Vespisti. “La parabola del buffon prodigo… Rasputin Casaleggio sta trattando con Vespa” (Francesco Merlo, Repubblica, 27-1-13. Poi Grillo non va né da Vespa né in nessun’altra tv).

Razzisti. “Grillo anche razzista: schiaffi ai marocchini. In Rete un video del 2006 in cui dà consigli ai carabinieri su come sistemare i migranti. Niente di nuovo: ce l’ha con gli zingari” (Toni Jop, l’Unità, 4-9-12). “Grillo esorta a trattare con ‘due schiaffetti’ in caserma, lontano da occhi indiscreti, ‘i marocchini che rompono i coglioni’” (Pierluigi Battista, Corriere, 4-3-13. Falso: Grillo denunciava alcuni poliziotti che avevano preso a botte un immigrato). “Omofobi e razzisti, i ‘5Stelle ad honorem’ di Londra” (l’Unità, 6-6-13).

Antidemocratici. “Chi inneggia al ‘Vaffanculo’ partecipa consapevolmente a quelle invasioni barbariche… Mi viene la pelle d’oca: dietro al grillismo vedo la dittatura” (Eugenio Scalfari, Repubblica, 10-9-07). “Il brutto ghigno antidemocratico dietro la farsa dei ‘soliti ignoti’ di Grillo” (Paolo Cirino Pomicino, Foglio, 5-3-13). “Casaleggio & Grillo neoscuola dei dittatori” (Bruno Gravagnuolo, Unità, 26-6-13). “Con Grillo usciamo dalla democrazia” (Pier Luigi Bersani, 21-2-13). “È l’Hugo Chávez di casa nostra” (Pierluigi Battista, Corriere, 5-11-12). Epuratori. “Grillo si traveste da Robespierre: taglia le teste e grida al complotto” (Giornale, 13-12-12). “Grillo-epurator. Chi vi ricorda?” (Toni Jop, Unità, 4-1-13). “Scatta la ghigliottina” (il Giornale, 1-5-13). “Scatta la purga” (il Giornale, 12-6-13). “La purga” (Libero, 13-6-13). “Minculpop 5Stelle” (Giornale, 13-6-13). “Epurazioni. Quando la politica non tollera il dissenso. Una vecchia pratica di partito che si aggiorna con la lapidazione a colpi di ‘post’” (Francesco Merlo, Repubblica, 20-6-13). “Da Silla a Stalin la sindrome del ‘purificatore’” (Repubblica, 20-6-13). “Inquisizione” (Repubblica, 18-6-13). “Grillo ordina il repulisti” (Repubblica, 19-6-13). “Fobie, paranoie e gogne online: la sfida politica diventa mobbing” (Repubblica, 19-6-13). “La fatwa di Grillo” (Repubblica, 13-12-12). “Grillo vara la purga” (il Giornale, 20-6-13).

Impostori. “Grillo non è un comico: è un grosso impostore… Fa la guerra… annuncia il bagno di sangue” (Adriano Sofri, Repubblica, 22-2-13)

Menagramo. “Se Casaleggio fosse più iettatore che guru?” (M. N. Oppo, Unità, 23-7-13).

Stercorari. “Scarabei stercorari” (Filippo Facci, Giornale, 11-11-2008).

Impotenti. “Grillo fa dichiarazioni da puttaniere, dimostra di avere un pisello piccolo” (Giuliano Ferrara, Twitter, 16-7-12)

Sfigati. “I suoi veri elettori sono pochi sfigati” (Filippo Facci, Libero, 17-5-12)

Maiali. “Grillo urla, emette grugniti al posto di pensieri” (Nichi Vendola, 2-5-12).

Menateli pure. “(Il questore Stefano Dambruoso che ha picchiato la M5S Loredana Lupo, ndr) ha esercitato una forza legittima. Bravo Dambruoso… Se blocchi una che sta facendo una cosa violenta puoi non controllare il gomito” (Pierluigi Battista, Twitter, 30-1-14).

Rottinculo. “Ciao rottinculo” (saluto dei deputati Pdl ai colleghi M5S, testimonianza della deputata Patrizia Terzon, 2013). “Vi faccio un culo così” (Mario Ferrara di Gal a Vincenzo Santangelo e Paola Taverna di M5S, Montecitorio, 22-11-13).

Merde & C. “Stronzo, coglione, venite fuori, quattro pezzi di merda, moralisti del cazzo” (deputati Pd e Pdl ai 5Stelle, Montecitorio, 10-9-13)

Finti morti. “Se trovassimo Grillo steso per terra, penseremmo: guarda cosa deve fare per tirare a campare un povero professionista del ridicolo” (Francesco Merlo, Repubblica, 4-9-12).

In galera. “Grillo è un fuorilegge della democrazia, parassita malato delle polemiche… Dovrebbe essere banditodallascenapubblicaconmetodirigorosied estremi… È un mostro antidemocratico di volgarità e di menzogna… un’infusione di bestialità… Deve essere eliminato dal finto gioco delle regole e delle parti” (Giuliano Ferrara, Foglio, 3-2-14).

Bagasce. “Ciao bagascia” (due deputati del Pdl alla collega Paola Pinna del M5S, 30-6-13).

Da Il Fatto Quotidiano del 04/02/2014.