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Istigazione

L'imputato Erri De Luca al termine dell'udienza del processo che lo accusa di istigazione al sabotaggio in Tribunale, Torino, 27 Gennaio 2015 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Integra gli estremi della istigazione a delinquere apostrofare i presenti in un comizio con le parole “nessuno di voi risponda alla chiamata all’Esercito per difendere i capitalisti e gli imperialisti americani” (Cass., 20 ottobre 1955, Nardo).
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In appena sessant’anni, quanta strada già percorsa. E quanto romanticismo nella istigazione a seguire un ideale! Ha ragione Erri De Luca. Sabotare è proprio una bella parola. Sabotare come boicottare, come prendere posizione, criticare, opporsi, discutere, il sale della democrazia. Non è vero, naturalmente: sabotare, dizionario alla mano, porta con sé un alone di materialità che anche uno dei migliori parolieri italiani in circolazione stenta a confutare dignitosamente in un’aula di tribunale. La sua difesa è più che dignitosa, per carità; ma è una difesa appunto romantica, letteraria, che fa battere il cuore per il sentimento di giustizia innata che porta con sé. Tutte le persone di buon senso stanno con Erri De Luca, non tanto perché hanno letto un suo libro o lo hanno sentito ragionare o, giammai!, sono solidali con la causa NO TAV; le persone di buon senso, semplicemente, hanno buon senso. E percepiscono l’ingiustizia insita nel comminare una condanna detentiva a una persona che tuttalpiù può armare dei cervelli, scuotendoli dal torpore, invitandoli ad alzarsi e a portare su uno scudo. Oggi, in aula, l’imputato per istigazione a delinquere, romanticamente, ha professato di esercitare una legittima difesa contro lo svilimento delle terre della Val Susa, la loro depredazione, inutile e costosa. La legittima difesa non funziona così, questo semmai è un vero e proprio diritto di resistenza, non riconosciuto dal nostro ordinamento se non nei limiti del diritto di manifestazione. Ma pazienza: il giudice, una donna senz’altro attenta, non ha certamente deciso che il fatto non sussiste perché innamorata dello scrittore, o del suo incantevole discorrere. Lo ha fatto sulla base di una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 414 c.p., idonea a salvarlo dalla censura di illegittimità costituzionale, come del resto molte altre disposizioni di quel codice penale adottato dal governo Mussolini.
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In altre parole, possono la giurisprudenza e il romanticismo incontrarsi in un’aula di tribunale, e convolare a giuste nozze? Pare che oggi questo sia successo. Era scontata una simile sentenza? Questo non posso assolutamente dirlo, pena mettere subito a repentaglio questa difficile unione tra diritto e fantasia romantica.
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Post scriptum.
Art. 11 della Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen del 1793: “Voies de fait et résistance légitime. Tout acte exercé contre un homme hors des cas et sans les formes que la loi détermine, est arbitraire et tyrannique; celui contre lequel on voudrait l’exécuter par la violence a le droit de le repousser par la force“. L’ideale romantico fatto legge. Questo è stato chiesto (tra le righe), questo è stato trovato (tra le righe) quest’oggi, 19 ottobre 2015, in una sorda e grigia aula di un tribunale penale torinese.
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