0

Conchiglie

Ghirlanda-estiva

Il tempo impegnato a riflettere non è mai sprecato.
Lo sguardo rivolto al passato, tuttavia, è sempre tempo sottratto al presente.

Il paradosso di questa improvvisa quanto indesiderata valutazione pomeridiana sta nel prendere atto che il percorso di perfezionamento di ognuno di noi parte da lontano, ed è tanto più accurato quanto più siamo capaci di ricordare qual è stato il nostro cammino. L’esercizio del ricordo sta nel possedere ogni esperienza e farne tesoro, al netto di forzature quali idealizzazioni o, ancor peggio, perdite. Il giusto equilibrio tra nostalgia irrequieta e disinvolto pragmatismo credo che non appartenga all’animo umano, perché tutti noi cediamo all’una e all’altra corrente a seconda del momento; ciò non ostante, è bene precisarlo, i ricordi smettono di assolvere la loro precipua funzione di apporto al presente quando finiscono per tradursi in condizionamento leggero e sotterraneo di ogni nostra azione futura.

Come se il tempo trascorso a raccogliere conchiglie sul bagnasciuga ci avesse donato una discreta capacità nel riconoscerle quali splendidi resti di vita marina, e al tempo stesso negato la curiosità di cogliere analoghe sensazioni al cospetto di piccoli frammenti di corallo.

Annunci
1

La profondità si misura in braccia marine

Image

Da mimmo avevo una propensione innata per lo scoglio. A Quercianella c’era, e c’è tuttora, più scoglio che mare, l’incontro con l’acqua salmastra non aveva nessun particolare tappeto rosso, non c’era la poesia del bagnasciuga a far da vasto limbo luccicante. Per guadagnarsi il mare era essenziale avere dimestichezza con lo scoglio, ed io una certa consuetudine con lo scoglio ce l’avevo. Lo sanno bene le piante dei piedi, aduse ai tagliuzzi che inevitabilmente i sassi portano appresso e che, come ogni taglio, fortificano; lo conoscono pure le mie ginocchia, sovente di color pomarola da lasciare rinvenire nella pozza di mare più vicina. 

L’appostamento sullo scoglio serviva l’osservazione, vispa figlia della curiosità che ogni bimbo ha in sé. L’interesse per la natura e l’istinto di farla propria. Toccare i pomodori di mare, affascinato da quello scarlatto che risalta così tanto nella penombra degli scogli bassi. Armarsi di retino e catturare i gamberetti, trasparenti, evanescenti. Anche noi siamo fatti in gran parte d’acqua, certo che in loro si nota di più! non fosse altro per come, nell’acqua, sanno letteralmente prenderti in giro. Mio babbo legava il materasso alla boa distante una trentina di metri dalla riva e con dolcezza si godeva lassù la pennichella post meridiem. I bimbi come me invece sottostavano alla regola stringente del non fare il bagno prima di due ore, anche tre, ed era una grandiosa ingiustizia cui si sommavano, con nostro sommo indignarsi, i compiti estivi su quei libriccini comprati per l’occasione.

La pineta era la salvezza, nella sua quiete infinita scandita dalle cicale sembrava di essere in un tempio. I pini, altissimi, facevano da colonnato inesorabile ed offrivano riparo nelle ore più calde. Là sotto, nella vastità quasi religiosa scandita da pigne grasse e ricche di semi, imparai ad andare in bicicletta. Me lo ricordo come se fosse adesso, percorrevo avanti e indietro il viale che dalle case portava al cancello d’ingresso, alto e in ferro nero. Piccolo particolare, il viale era romanticamente cosparso di ghiaino, che non rendeva esattamente agevole né l’apprendimento né le cadute. Quello sforzo allo stesso tempo sciocco e impavido mi riporta sempre un sorriso: ci trovo tantissimo insegnamento di vita, tuttora.

Questa infanzia è stata un calvario per le mie ginocchia fanciulle, insomma, le ha strutturate così come ha strutturato la mia persona docile e salata, fresca e solare. Adesso pedalo senza timore su un monociclo percorrendo metri su metri di asfalto bitumato senza poesia. Salto da uno scoglio ad un altro prendendo le misure da lontano e studiando rapidamente il percorso, come se la superficie aguzza fosse terreno sincero. Ora, vorrei tanto scalare quella piccola parete di scoglio vicino al Rogiolo, arrampicarmi sul punto più alto, come da mimmo non avevo il coraggio di fare guardando i ragazzi più grandi; guardare il sole basso sull’orizzonte, salutare Sonnino lì sulla destra e spiccare un gran salto, per guadagnare il mare.