Bisogna scrivere

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La voce tua mi giunge mentre nuoto
e noto che le braccia van più forte,
come se all’acqua subentrasse il vuoto:
le vasche d’improvviso si fan corte,
il corpo si contorce mentre ruoto
e chiedo se è il pensiero della morte
che, di per sé, mi rende più veloce
o se è l’udire proprio la tua voce.

Due inverni te ne andasti sì precoce,
senza prender la briga d’avvisare
ed io col cuor ridotto ad una noce
rallento fino quasi ad affondare,
quindi apro gli occhi e il cloro me li cuoce
tanto vorrei che lo facesse il mare.
Dal fondo mi nascondo dai pensieri,
vano riparo da quel ch’era ieri.

Neppur se avessi qui due artificieri
vedrei disinnescato questo ordigno
racchiuso tra i ricordi dei più fieri,
protetto da un nòcciolo sarcigno.
E par lavoro attento di lanieri
di pregio degno del migliore scrigno,
la trama che c’intesse e ci sigilla
che nel tuo nome trova la sua spilla.

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